La Regione ha “dimenticato” le biblioteche

23 Aprile 2016

Chiuse le Province, non si sa che fine faranno. I dipendenti: silenzio assordante dopo grandi annunci

PESCARA. Le 4 biblioteche provinciali dell'Abruzzo, ad oggi, non sono di nessuno: non più delle Province, non ancora di altro ente pubblico. I dipendenti delle biblioteche di L'Aquila, Teramo, Chieti e Pescara rivolgono un appello al presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, per avere più chiare le sorti future di queste importanti istituzioni culturali.

«Dopo lo “spettacolare” pronunciamento, con una seduta di Giunta dedicata alle biblioteche ormai quasi un anno fa, abbiamo atteso un segnale di vita, concreto, dalla Regione, ma è arrivato un silenzio assordante», spiega il portavoce Enzo Fimiani, direttore della biblioteca pescarese, domandando se la Regione Abruzzo vuole accollarsi la responsabilità di far morire queste biblioteche. «Non si tratta soltanto delle più antiche istituzioni culturali abruzzesi, ma di istituzioni che offrono da anni servizi pubblici, non stiamo parlando di scaffali polverosi ma di “luoghi” delle pubbliche amministrazioni vivi, frequentati quotidianamente da giovani, veri e propri punti di aggregazione sociale, presidi culturali sul territorio».

Eppure, commentano i dipendenti, le biblioteche abruzzesi sono nel pieno della più grave crisi della loro storia degli ultimi decenni. «Sono trascorsi due anni dalla promulgazione della Legge 56/2014, la cosiddetta Delrio, che, coinvolgendo le Regioni, intende riorganizzare le funzioni delle Province», spiega Fimiani, «ma in Abruzzo siamo terribilmente indietro rispetto ad altre regioni, sono stati due anni di rinvii, attese, disillusioni rispetto all'applicazione della legge. La maggior parte delle funzioni provinciali è in profonda crisi, con gravi ricadute sui cittadini, non più svolte dalle Province ma non assorbite da altro ente. Un limbo micidiale, dove sono soprattutto le biblioteche a soffocare, ma dovrebbe essere chiaro che senza biblioteche non c'è futuro per la società abruzzese».

Le 4 biblioteche si erano mosse per tempo, addirittura nel 2012, prima della Delrio, proprio per scongiurare la situazione in cui oggi vengono a trovarsi. «Dopo vari incontri abbiamo anche formulato una proposta di legge regionale per l'istituzione di un unico Servizio bibliotecario abruzzese, capace di razionalizzare i costi e rilanciare i servizi in rete. Tutto vano», prosegue Fimiani, «questo tema non è stato neppure inserito come punto a sé nell'ordine del giorno dei tavoli regionali che stanno cercando di applicare la normativa vigente». Intanto parte del personale tecnico è stato mandato in pensione anticipata, qualcuno è morto, le restanti unità sono in mobilità e in tempi strettissimi dovranno decidere dove ricollocarsi, ma dalla Regione nessun segno di vita. «Quello che colpisce di più e negativamente» conclude Fimiani «è l'assoluta nebbia che avvolge tempi e modalità con cui, eventualmente, le funzioni e il personale delle biblioteche dovrebbero essere assorbiti dalla Regione ».

Giorgio D’Orazio

©RIPRODUZIONE RISERVATA