La rivolta delle tabacchine a Lanciano 50 anni dopo

26 Aprile 2018

Dal primo maggio al Teatro Fenaroli uno spettacolo che ricorda lo sciopero  e l’occupazione dell’opificio Ati nel ’68 dopo l’annuncio di 400 licenziamenti

LANCIANO. L'epopea delle tabacchine lancianesi 50 anni dopo: rivisitata, attualizzata e mescolata con il contesto economico e sociale dei giorni nostri. Martedì primo maggio alle 17.30, e mercoledì 2 alle 21.30, al teatro Fenaroli andrà in scena «La città del tabacco» (prevendita nella libreria Barbati), uno spettacolo ispirato agli eventi che nel 1968 sconvolsero Lanciano. All'epoca il tabacchificio Ati, che impiegava duemila persone e quasi esclusivamente donne, annunciò 400 licenziamenti: la fabbrica fu occupata per 40 giorni, che culminarono in una grande sciopero generale a cui aderì praticamente tutta la città.
Il cinquantenario viene celebrato con una produzione, originale sotto tanti punti di vista, realizzata dalla compagnia teatrale “Il piccolo resto” e dall'associazione “L'Altritalia”, che in questi anni ha già lavorato molto sul tema con mostre fotografiche, uno spettacolo e raccolta di testimonianze. Tra l'altro, sempre nell'ambito di questi progetti, domani nell'ex Casa di conversazione alle 18.30, viene presentato il libro fotografico “Tabacchine 1968” curato da Enzo Testa, con gli scatti di Giulio Di Florio e Febo Pallini.
Questo nuovo spettacolo invece è scritto e diretto da Eva Martelli, attrice e regista aquilana che si è trasferita a Lanciano dopo il terremoto del 2009.
«Quello che mi ha colpito di quegli eventi», spiega Eva Martelli, «è stata la partecipazione di migliaia e migliaia di cittadini alle manifestazioni, con lavoratori, sindacati, amministrazione comunale: esisteva un senso della città che oggi non c'è più come allora, e per me che una città l'ho persa questo è già un tema importante. Parlando di questa ricorrenza e del modo di celebrarla», continua la regista, «ho avvertito la necessità di una riflessione che andasse oltre la semplice rievocazione: la storia delle tabacchine può avere una lettura legata all'attualità, ai problemi del mondo del lavoro e all'evoluzione della società».
Uno dei protagonisti singolari nella “Città del tabacco” è la personificazione del tempo, già di per sé elemento imprescindibile nel lavoro: il Tempo in questo spettacolo è appunto un personaggio che gestisce la scena e detta il ritmo della pièce. Sulla scena le tabacchine si mescolano con personaggi contemporanei: alcune svestono il grembiule dell'Ati e diventano precarie dei giorni nostri che lavorano con contratti a progetto. Tra i volti noti sul palco troveremo, nei panni di un'impiegata di call center, Silvia Ferrante, l'attivista balzata agli onori delle cronache per i risarcimenti esorbitanti richiesti dalla Terna. Intervengono poi esodati e immigrati, impersonati da veri immigrati come pure altri personaggi che fanno ciò che fanno nella realtà, come ad esempio Daniele Moretti che interpreta un sindacalista o Giovanni Di Guglielmo che fa il medico. Alcuni testi sono stati scritti da Irene Giancristofaro, altri sono ripresi dai discorsi di Giovanni La Pira (il sindaco nei cui panni troviamo Mario Giancristofaro) o di don Primo Mazzolari (il prete interpretato da Alessandro Bianco della Libreria Pacis). Anche il titolo dello spettacolo è una citazione: non vi sono legami, ma è lo stesso di un libro della scrittrice di origine aquilana Laudomia Bonanni, tre volte finalista al Premio Strega tra il '60 e il '79. Originale è inoltre il fatto che questo spettacolo rappresenta la conclusione di un laboratorio teatrale.
Eva Martelli, autrice della drammaturgia scenica, in pratica ha redatto una sorta di timone sul quale si sono installate le idee e le improvvisazioni che sono venute fuori in questi mesi, e che sono confluite nella sceneggiatura. Sono circa 40 le persone coinvolte in questo che «è anche un esperimento sociale», come sottolinea la regista, «dove tante persone messe insieme passano attraverso la finzione e si avvicinano nella realtà».
Lo spettacolo si concluderà con una vera e propria improvvisazione, che contribuisce a farne un esperimento quasi unico nel panorama teatrale abruzzese: c'è la scena finale sul palco con ex tabacchine, come Ersilia Cascinelli che racconta la sua esperienza, e infine una parte che non è mai stata oggetto di prove e si svolge fuori dal teatro.
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