La Rosa canina

Parente povera delle rose sensuali nei loro sontuosi boccioli regali, la rossa canina spalanca il suo fiore chiaro, con appena quattro petali, ai primi solicelli della primavera e punteggia con le...
Parente povera delle rose sensuali nei loro sontuosi boccioli regali, la rossa canina spalanca il suo fiore chiaro, con appena quattro petali, ai primi solicelli della primavera e punteggia con le sue macchie verdi i luoghi più impervi e solitari; la sua nuvola rosa, ondeggia lieve ai primi venticelli primaverili, somiglia a quelle dei mandorli e dei peschi più frettolosi. Ha un profumo lieve, una fragranza tenue: nulla a che vedere con quello intenso delle sue cugine dinastiche. Può assumere vari colori a seconda del terreno: attraversare il rosa e sfumare nel giallo. In inverno la Rosa canina si fa notare di più: la sua bacca gonfia, rossa, tesa e lucida resiste alle ventate diventando sempre più rossa. Ogni colore è ormai scom-parso: lei tiene compagnia al natalizio agrifoglio, al corbezzolo che spunta con fraterna gioia rossa. L’aggettivo “canina” la accompagna da tempo immemore, a causa delle spine ricurve come zanne di cane. Secondo una leggenda tedesca, era anticamente un albero altissimo; il diavolo la utilizzava per arrivare fino al cielo. Per sbarrargli la strada, la pianta venne ridotta ad arbusto, e le sue spine, per sicurezza, sono rivolte verso il basso. Può raggiungere i 300 anni e salire fino ai 1500 metri. Un arbusto dimesso e trascurato, che offre polline alle api, cibo agli uccelli in inverno, marmellate ricche di vitamina C . “Ma tu di bacche brillerai/ nel lutto del grigio inverno” scrive Pascoli nella poesia “ Rosa di macchia”. La” macchia” era per mio padre e per tutti i contadini la selva selvaggia, il caos da addomesticare. Nel cuore dell’inverno quelle bacche rosse preannunciano, per affinità cromatica, il tempo natalizio. Le rose regali sono ormai un ricordo – qualcuna stremata, resiste - mentre la cenerentola ci accompagna, e sarà pronta, a lasciare una pennellata di rosa, sul verde tenero primaverile, ai lati delle nostre colline, sui sentieri impervi delle nostre montagne.

