La solitudine del dottor Nisticò in scena al Florian
PESCARA. Un divano, una scrivania in un angolo, a terra ritagli di giornale, fogli di carta, foto. In questo spazio essenziale, nudo e onirico, Mario Nisticò, amministratore di banca caduto in...
PESCARA. Un divano, una scrivania in un angolo, a terra ritagli di giornale, fogli di carta, foto. In questo spazio essenziale, nudo e onirico, Mario Nisticò, amministratore di banca caduto in disgrazia, ripercorre mentalmente una vita di potere, denaro e corruzione. Tratto dall'omonimo romanzo di Antonio Del Giudice (Edizioni Noubs, 2014), e interpretato da Mario Massari, “Buonasera, dottor Nisticò” andrà in scena in anteprima nazionale oggi alle ore 21.15 al teatro Florian in via Valle Roveto a di Pescara (replica domani alle ore 21,15). Il costo del biglietto è di 10 euro, ridotto 8 euro (è consigliata la prenotazione). Info: 085.4224087/393.9350933.
Martina Gatto, giovanissima ma già esperta e sicura, ha curato la regia insieme con Mario Massari, attore di lungo corso, versatile e convincente. Lo spettacolo è co-prodotto dal Florian Espace e dalla Piccola bottega teatrale.
La vicenda è carica di significati che rimandano alla cronaca italiana. Mario Nisticò è stato per decenni amministratore delegato della CrediMed, la banca primaria della città, la «cassaforte simbolica, il denaro che mette attorno allo stesso tavolo la politica, gli affari, l'impresa, la curia con annessi e connessi di autorità civili, militari e religiose». Da due settimane, però, Nisticò si è chiuso in se stesso come una lumaca nel guscio, nella sua fortezza Bastiani, come ha scritto sul Foglio Stefano Di Michele, da poco scomparso.
Da quando è scoppiato lo scandalo per un credito finito in sofferenza, per il quale l'amministratore delegato ha ricevuto una mazzetta milionaria, non esce più di casa. Ha lanciato un sms disperato: «Ho bisogno di aiuto, fatti vivo», interrogando la rubrica dello smartphone. Dai 112 destinatari, nessuna risposta. Ora che i figli, Livia e Michele, sono lontani, e il rapporto con la moglie Anna si è chiuso nei confini di un «disincantato presente», c'è tutto il tempo per ripensare alle scelte e agli errori di un'intera esistenza. Ma l'esame di coscienza di Nisticò diventa la fotografia di una classe dirigente, quella che governa le cento città di questo Paese. Ce n'è per tutti: il palazzinaro, il commerciante, l'usuraio, il direttore amministrativo dell'ospedale che prima era il portaborse dell'onorevole, il direttore di Confindustria che prima era un faccendiere, e via così. Classi dirigenti che sono lo specchio di un'Italia declinante, sommersa di debiti: un comitato d'affari in luogo di una classe dirigente.
Anche lo spazio urbano dove si ambienta la vicenda appare riconoscibile e insieme simile a tanti altri: «Nel secondo dopoguerra questo posto era stato pensato come una città-giardino, adesso è una discarica di appartamenti con fogne insufficienti, con i cessi che rimandano a casa gli odori di ritorno quando soffia lo scirocco». Nonostante il tenore di vita conquistato, gli agi, il benessere, il potere, Nisticò sente di avere tradito il mondo da cui proviene, i progetti, lo sguardo sul futuro e l'etica di quel mondo: «Era un'autorità mio padre, come lo erano gli insegnanti di allora. Era così autorevole che, a poco più di quarant'anni, sembrava vecchio». C'è un secondo tradimento, altrettanto lacerante, che lo tormenta. Rachele, una giovane dipendente della banca, è stata una fiammata erotica devastante. Per lei il protagonista ha bruciato il rapporto con Anna e con i figli. Soprattutto con Livia ha preso le parti della madre e non lo ha perdonato. Dopo dieci anni, quella colpa gli è sempre davanti. E non solo simbolicamente, dal momento che il parroco gli comunica che Igor, un ragazzino con un ritardo cognitivo che Rachele ha avuto sette mesi dopo la fine della relazione, è in realtà suo figlio.
La riduzione teatrale del testo narrativo mette in luce le linee di forza, e soprattutto l'intreccio tra i toni dell'invettiva, dell'elegia, della satira. Un monologo nervoso, vibrante, che si chiude con una efficace intuizione poetica. In settanta minuti la voce dell'attore tocca una vasta gamma di sfumature e di emozioni, con una presenza corporea, gestuale, drammatica, che porta in primo piano la figura di Nisticò, assediato dalla presenza-assenza dei suoi molti interlocutori e accusatori. Un racconto dal ritmo serrato, ricco di mille sfaccettature e sentimenti in conflitto, il “Buonasera, dottor Nisticò” di Antonio Del Giudice. Mario Massari è riuscito a portarlo sulla scena, con la collaborazione dell'autore, dando corpo a un'icona del nostro tempo. Un romanzo da rileggere, uno spettacolo da non perdere.
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