«La solitudine del potere nel mio secondo “M”»

21 Settembre 2020

Scurati chiude Pordenonelegge con “L’uomo della provvidenza”: «Racconto l’apoteosi del fascismo»

PORDENONE. La solitudine di Mussolini, la distanza tra l’uomo pubblico e quello privato.
Antonio Scurati in “M. L'uomo della provvidenza” (Bompiani) – la seconda parte della fortunatissima trilogia aperta da “M. Il figlio del secolo” con cui ha vinto il Premio Strega 2019, ha venduto mezzo milione di copie ed è stato tradotto in 40 Paesi – racconta gli anni dell’apoteosi del fascismo e la consapevolezza di Mussolini di non poter mantenere le promesse. «C’e un duplice racconto di Mussolini, un po’ schizzoide. Da una parte la proiezione dell’immaginario collettivo, l’uomo pubblico, del Film Luce, della propaganda, delle statue, una sorta di idolo. Dall’altra approfondisco le sue solitudini. Racconto la solitudine assoluta del potere, che è vera per ogni forma di potere ma in particolar modo per Mussolini, perché lui mano a mano che procedeva verso la dittatura fece il vuoto intorno a sé. Sacrificò con spregiudicatezza i compagni di squadra e di lotta ogni volta che gli fece comodo. Allontanò qualsiasi persona che potesse vantare qualsiasi forma di amicizia con lui» dice Scurati. «C’è una scena tra le più melodrammatiche del libro, quando lui liquida in maniera brutale anche Margherita Sarfatti che era stata l’unica donna che aveva contato nella sua vita. Rimane in una perfetta solitudine che sarà anche quella dell’Italia. Quando il destino di un Paese dipende da un solo uomo diventa necessariamente un destino funesto», spiega lo scrittore che collaborerà anche alla serie tv tratta da “M”. “M. L’uomo della provvidenza” lascerà anche scioccati molti lettori, dice Scurati, per la sezione dedicata a quella che lo scrittore definisce «una rivelazione». «Una vicenda poco conosciuta anche dagli storici di professione e ignorata da quasi tutti noi: i crimini di guerra orrendi di cui gli italiani si macchiarono nel 1930-’31 nella campagna di Libia. Per vincere la resistenza dei Partigiani della libertà del popolo cirenaico, con l'assenso di Mussolini e la piena e consapevole deliberazione di Badoglio, il generale Graziani organizzò la deportazione di 100mila civili e la creazione di un sistema di 18 campi di concentramento» sottolinea. E aggiunge: «I campi di concentramento che noi siamo abituati ad associare al nazismo tedesco sono stati, non una invenzione ma, su quella scala, una creazione del fascismo. Qualcosa che pochi di noi, a partire da me, sanno e ricordano», dice Scurati chiudendo Pordenonelegge. «Non sono andato a votare al referendum sul taglio dei parlamentari non solo perché sono a Pordenone, ma perché, influenzato da questi lunghi anni di immersione e studio nella narrazione del periodo fascista, ho visto in questo referendum e nel modo in cui è stato promosso, nei balletti che la politica e i partiti hanno fatto, una violenta polemica antiparlamentarista che fu caratteristica del fascismo prima della conquista del potere, ma anche dei movimenti populisti italiani degli ultimi anni e decenni».