La sorpresa Totti fra i tristi
Il calciatore ospite nella seconda serata. Le canzoni sono meste
di GIULIANO DI TANNA
Francesco Totti arriva a Sanremo e, di colpo, sembra Fabrizio Del Dongo che, finito nella battaglia di Waterloo, non capisce chi vince e chi perde. Uomo di poche parole, il capitano della Roma comunica però con lo sguardo. E con gli occhi sembra chiedere: «Ahò, macchestoaffà qua?». Sì, perché il siparietto che gli attrezzano è di quelli che cercano disperatamente di strappare un mezzo sorriso. Pensate: sono andati a scovare che, in carriera, ha segnato 14 gol contro la Fiorentina, la squadra di Carlo Conti. Così, solo per consentire al bravo conduttore di fingere disappunto. Ma nessuno ride, tranne lui, il Conti. Non ride nemmeno la Maria De Filippi, con l’aria da istitutrice annoiata. Conti è fatto così: finge ilarità anche alle sue battute. Ricorda uno di quei compagni di scuola che, alle feste del sabato pomeriggio, delegavamo a mettere i dischi sullo stereo di Selezione perché non sapeva ballare. E se si provava a raccontare una barzelletta sapevamo come fermarlo. E il Festival è fatto a sua immagine e somiglianza. Finge allegria ma è mesto. Tristissime le canzoni dei quattro giovani delle cosiddette Nuove proposte: dalla Marianne Mirage che canta “Le canzoni fanno male” (“Questa musica fa troppo male, male all’anima”, ammette lei stessa) a Braschi, capello alla Tony Hadley (gli anni Ottanta si infiltrano dappertutto in questo Festival), che ci fa sapere che “In mare ci sono i coccodrilli” aggiungendo, manco fosse di Pescara, che “nel mio mare ci sta la merda del mondo”.
Dopo un intermezzo con l’illusionista giapponese Hara, che fa delle cose strane con i fiori, arrivano quelli che, con malcelata enfasi, chiamano i Big. C’è una ragazza sarda che si chiama Bianca Atzei, così bella che potrebbe anche evitare di cantare. E invece. E fra i Grandi rispunta anche Marco Masini, giacca carta da zucchero e una pattina al posto dei capelli, che comunica con candore: “Ho scoperto che cadere fa male”. Ma poi è l’unico, finora, ad azzeccare uno straccio di ritornello, di quelli insomma capaci di restare nella memoria per almeno un paio di ore. E’ un refrain da cantare tutti in coro, quello di Masini, magari sul palco di uno stadio. In attesa di trovarne uno con le gradinate piene, comunque, è un buon inizio.
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