La storia della Repubblica e quella di un uomo

La presentazione del libro di Giovanni Santilli il 10 maggio nella Sala Capitolare del Senato a Roma
ROMA. Martedì 10 maggio, alle 18, nella Sala Capitolare del Senato, Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva, P.zza della Minerva, 38 a Roma, si terrà la presentazione del libro L’Esperienza di una vita. Nel cuore delle istituzioni senza dimenticare mai le origini”, di Giovanni Santilli (Europa Edizioni). Accanto all’autore, ci saranno Luciano D’Alfonso, il ministro Andrea Orlando, Massimo D’Alema, il generale Leonardo Tricarico, il giornalista Alessandro de Angelis, la sociologa Elettra Santori e il segretario del Pd abruzzese Michele Fina.
Attraverso la storia di un uomo è possibile ripercorrere l’intera storia dell’Italia repubblicana. È questo il caso di Giovanni Santilli la cui vicenda si intreccia costantemente con la storia politica e sociale del nostro Paese dal secondo dopoguerra a oggi.
Figlio di una famiglia di contadini abruzzesi di forti tradizioni antifasciste, si inoltra giovanissimo nella lotta politica, a partire dalle rivendicazioni dei contadini del Fucino durante la riforma agraria degli anni ’50 per diventato ben presto dinamico dirigente del Pci. Una vita interamente dedicata, con umiltà e dedizione, al miglioramento delle condizioni degli ultimi, che lo porta a collaborare con personalità come Achille Occhetto, Massimo D’Alema e Marco Minniti.
Nel libro emergono retroscene e sfumature spesso ignorate dal grande pubblico, qui riferite con lo sguardo del testimone attento alla dimensione politica ma anche a quella umana. Ma è anche esempio di come un uomo dalle umili origini possa migliorare la propria condizione, mettendo a disposizione di tutti le proprie competenze come avviene attualmente tramite la Fondazione Intelligence Culture and Strategic Analysis di cui è cofondatore. È il libro di chi, pur avendo forti radici nel passato, non ha mai smesso di guardare al futuro e al mondo con spirito critico e innovativo e, soprattutto, senza dimenticare le proprie origini. L’introduzione del libro è stata curata da Massimo D’Alema: «Giovanni ricostruisce con spirito di verità anche i passaggi più delicati». La prefazione, invece, è di Alessandro De Angelis, vicedirettore dell’HuffPost: «Qualcuno era comunista, parafrasando Giorgio Gaber, perché era nato in Abruzzo, anzi nell’Abruzzo profondo e contadino. Quello che fu dei ‘cafoni’ di Silone, contadini sfruttati e per secoli abituati a una condizione di subalternità e miseria (...). Ed era comunista perché poi, con le prime lotte contadine degli anni Cinquanta, il cerchio si rompe e, con esso, il senso di ineluttabilità di questo destino».

