La Tarantella nella Casa Natale di d’Annunzio

PESCARA. In apertura di febbraio - il mese che celebra i riti del Carnevale e dell'amore, il Polo Museale dell'Abruzzo e la Cata (Compagnia di tradizioni teatine) propongono nelle sale espositive...
PESCARA. In apertura di febbraio - il mese che celebra i riti del Carnevale e dell'amore, il Polo Museale dell'Abruzzo e la Cata (Compagnia di tradizioni teatine) propongono nelle sale espositive della Casa Natale di Gabriele d'Annunzio in corso Manthonè a Pescara, una mostra dedicata alla Tarantella e al Saltarello, ovvero ai Balli d'amore cari alla tradìzione popolare, oggetto di rappresentazione anche per un pubblico colto, ieri come oggi.
Lo spunto è stato fornito dal generoso prestito di un dipinto del pittore di Montepagano di Roseto, Pasquale Celommi acquistato a un asta a New York da un cultore dell'arte abruzzese. Illustrata nel numero d'inverno della rivista D'Abruzzo, l'opera raffigura un Saltarello ciociaro che vive al contatto con un pubblico che non c'è ma si percepisce. La scena si svolge come su un proscenio inclinato, con una luce mattutina che lambisce le figure le quali danzano in una scenografia da melodramma, un cortile aperto su una grande cantina. In mostra sono proposte molte altre testimonianze figurative, gioielli tipici abruzzesi e costumi tradizionali (di Teramo e Ortona), e ulteriori dipinti inediti, tra cui la notevole Danzatrice con il tamburello, da ascrivere a Saverio Altamura.
Numerosi sono gli spunti di riflessione sul tema che saranno oggetto di un dibattito nel corso dell'inaugurazione, in programma oggi alle 18, moderato dai curatori della mostra, Lucia Arbace e Francesco Giovanni Maria Stoppa.
In occasione dell’inaugurazione è previsto anche un saggio della danza da parte della Cata.
Questa danza, dalla forte carica erotica, ha origini molto antiche, documentata a Napoli già nel Cinquecento in occasione della festa di San Giovanni a mare. Ci si recava di notte lungo la spiaggia di Chiaia, ci si denudava e si ballava dopo un bagno in mare al suono dei tamburi, un rituale poi abolito un secolo dopo dal viceregno spagnolo.
«Nel quadro delle tradizioni popolari abruzzesi», spiegano le note di presentazione della mostra, «la saltarella rappresenta il ballo più caratteristico del territorio. Si presenta prevalentemente come danza di coppia, a struttura coreografica circolare e mantiene un certo grado di conservazione nei moduli coreici, nonostante da un punto di vista terminologico e musicale questa danza viene definita, secondo le seguenti variazioni, da saltarella a tarantella, ballarella o piscaresa. Ai balli circolari si riconosce una forte caratterizzazione identitaria perché rappresentano un momento di condivisione sociale, di festa, di intrattenimento che permette di mettere in relazione mondi distanti rispettando le regole e il ritmo della musica».
La mostra rimarrà aperta fino al 28 aprile, tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30. Il biglietto d’ingresso costa 2 euro per quanti non intendono visitare anche il Museo Casa Natale di Gabriele d'Annunzio.
Sono previsti laboratori e visite guidate a cura dell'associazione Dadabruzzo, e l'accoglienza da parte dei ragazzi del Servizio civile nazionale.
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