La vedova allegra strizza l’occhio all’Abruzzo

26 Aprile 2023

Nei teatri di Chieti, Atri e Lanciano irrompe l’operetta che segnò la Belle Èpoque. Sul palco la compagnia di Elena D’Angelo

CHIETI. Criticata, bistrattata, definita “opera minore” per tutto il Settecento. Travagliata è la storia dell’operetta che, per ritagliarsi uno spazio nel teatro, ha dovuto crearsi una vera e propria indicazione di genere fatta di temi leggeri e vivacità musicale che ne faranno riscoprire, poi, a metà dell’Ottocento, il valore.
Dopo aver plasmato una sua identità che la distinguesse da quella francese, l’operetta austriaca per eccellenza “La vedova allegra” arriva in Abruzzo, sul palco del teatro Marrucino di Chieti sabato 29 aprile alle ore 21, dopo essere andata in scena venerdì 28 sempre alle ore 21 al Comunale di Atri e per tornarci domenica 30 al Fenaroli di Lanciano. Il titolo scelto è una delle composizioni più celebri di Franz Lehár, dunque, tratta dalla commedia “L’Attaché d’Ambassade” di Henri Meilhac. Per la prima volta in scena il 30 dicembre del 1905, per l’operetta in tre atti di Lehár ci si aspettava un grande fiasco al Teatro dell’Opera di Vienna, ma nella capitale austriaca, all’epoca e ancora oggi legata alle icone di Mozart e Beethoven, fu invece un trionfo: “La vedova allegra” mantenne il cartellone per oltre un mese con il tutto esaurito. Nelle tre città abruzzesi, questo ritorno segna un ulteriore riscatto del genere: ampliare l’offerta e proiettare il teatro al centro della vita culturale della città di Chieti e della regione.
«Sarà una serata evento per tutti gli appassionati e per quanti si stanno avvicinando con curiosità al mondo del bel canto e dello spettacolo dal vivo», commentano gli organizzatori Giustino Angeloni e Giuliano Mazzoccante. Sul palco, la compagnia di Elena D’Angelo, la principessa italiana dell’operetta, soprano e regista . “La Vedova Allegra”, ambientata nella Parigi degli anni Venti del Novecento, tra intrighi sentimentali, ballerine di can can e cafè chantant, narra le vicende della giovane Anna Glavary (Elena D’Angelo), vedova dell’anziano ricco banchiere dello stato di Pontevedro. I tentativi dell’ambasciatore Zeta (Gianni Versino) e del cancelliere Njiegus (Matteo Mazzoli) di darla in moglie al conte Danilo Danilovich (Paolo Cauteruccio) – il cui motto è «Innamorarsi spesso, fidanzarsi qualche volta, sposarsi mai» – si intrecciano con il corteggiamento impossibile del diplomatico parigino Camillo de Rossillon (Alessandro Fantoni), innamorato di Valencienne (Merita di Leo), moglie dell’ambasciatore. In un turbinio di emozioni, momenti esilaranti, romanticismo, la musica di Franz Lehár guida lo spettatore verso un lieto fine che sembra non poter essere scritto fino all’ultima battuta. Ad accompagnare i cantanti e gli attori nella messa in scena, l’Orchestra Duchi d’Acquaviva di Atri, sul podio Natalyia Gonchak, bacchetta ucraina d’origine ma abruzzese d’adozione. Completano il cast Maresa Pagura (Contessa Bogdanovitch), Carlo Randazzo (Conte Kromov), Martina Ronca (Olga Kromov), Fabio Vivarelli (Visconte Cascada), e il corpo di ballo della Compagnia di Operette Elena D’Angelo.