Lauretta e Ozmaei, sacro e miti nelle mostre a Castelbasso

Nel borgo della Cultura sulle colline teramane sono visitabili fino al 28 agosto “Bagnanti, riti, mattanze” del pittore siciliano e “Grounds” dell’artista iraniana
CASTELNUOVO. Opere in cui la Sicilia è esplorata tra stereotipi e inaspettate rivelazioni, tra acre bellezza, paesaggi marini, fatica e devozione. Tele, spesso articolate come polittici di grande formato, in cui l’Iran sfavilla con tutte le sue storie arcaiche e moderne.
Sono gli ultimi giorni per visitare le due belle mostre allestite a Castelbasso, “Bagnanti, riti, mattanze” del siciliano Francesco Lauretta a palazzo De Sanctis e “Grounds” dell’iraniana Aryan Ozmaei a palazzo Clemente. Le due folgoranti esposizioni, curate da Pietro Gaglianò, costituiscono il nucleo di Castelbasso 2022 – Borgo della cultura, cartellone di arte e spettacoli allestito nel paese collinare teramano dalla Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture, presieduta da Osvaldo Menegaz. Le mostre potranno essere viste oggi, dalle 19 alle 24 e, stesso orario, da giovedì 25 a domenica 28 agosto. “Bagnanti, riti, mattanze” non è solo Sicilia, ma si declina nei tre temi del titolo, frequenti nella ricerca di Lauretta, artista tra i più originali ed esplosivi. Ecco il suo sguardo contemporaneo sull’iconografia pittorica delle Bagnanti, dal Realismo fine ’800 al Cubismo ed Espressionismo del ’900. Il secondo capitolo porta nel cuore della Sicilia, tra sacro e profano, nei Riti che impegnano le comunità nelle sfarzose, barocche, primitive celebrazioni patronali, sacre rappresentazioni, processioni, adorazioni di santi. In Mattanze, «i cruenti rituali di pesca del tonno e del pescespada», spiega Gaglianò, «sono pretesto per una rappresentazione eroica che richiama grandi personaggi della letteratura, da Achab ai pescatori di Verga, metafora dell’uomo che combatte il destino».
“Grounds” di Ozmaei, artista che da un quindicennio vive e lavora a Firenze, serie in corso dal 2020, chiarisce il suo rapporto con la pittura, intriso di cultura persiana e italiana, asiatica ed europea. E di razionale e onirico, maschile e femminile, interno domestico e paesaggio, mistico e quotidiano, che coesistono in ciò che il curatore definisce «finzione verosimigliante di un paesaggio che non esiste spazio della mente». Questo spazio rappresenta il rapporto di Ozmaei con la pittura, dove figure mitologiche ed elementi storici s’intrecciano. Il legame con la cultura di origine si può percepire in opere che mettono in scena un nòstos al luogo dell’infanzia, alle storie minute, dell’artista e della sua famiglia.

