Le Costituzioni un’avventura lunga due secoli

Oggi con il presidente del Senato la presentazione del libro della Textus sulle Carte d’Italia dal 1796 al 1948
Palazzo Giustiniani, sede dell'appartamento di rappresentanza del presidente del Senato, accoglie oggi pomeriggio, alle 16, la presentazione del volume “Le Costituzioni italiane. 1796-1948”, edito dall’aquilana Textus e a cura di Enzo Fimiani, storico e direttore della Biblioteca provinciale di Pescara, e Massimo Togna, dell’università della Tuscia di Viterbo, con prefazione di Giovanni Legnini, vice-presidente del Consiglio superiore della magistratura, e presentazione del ministro Maria Elena Boschi, che interverranno alla presentazione nella capitale con il presidente del Senato Pietro Grasso, Mario Esposito, dell’università del Salento e Andrea Longo, docente a La Sapienza. Pubblichiamo qui uno stralcio della presentazione di Boschi al volume.
di MARIA ELENA BOSCHI*
È vero ciò che viene scritto nelle pagine che aprono questo volume: troppo spesso, nel nostro Paese, c’è la tendenza a utilizzare la storia non per cercare di conoscere il passato e di comprendere meglio la natura del percorso che ci ha condotti fin qui, ma per giustificare il presente, per avallare questa o quella posizione, per provare a corroborare una tesi a scapito di un’altra. È un rischio al quale chi è impegnato in politica, e a maggior ragione chi ricopre un ruolo istituzionale, dovrebbe sottrarsi sempre.
Anche se poi sono proprio le contingenze della politica a “indurre in tentazione”, a far pensare di poter usare le vicende storiche in base alle esigenze del presente. Un presente che peraltro sembra farsi “eterno”, nel senso che sempre più pare contare solo l’immediato, solo l’obiettivo del momento, il risultato da raggiungere senza curarsi troppo né di quel che c’è alle proprie spalle, né degli impegni che si hanno davanti. Il merito più grande di Enzo Fimiani e Massimo Togna è proprio questo: aver scelto, con intelligenza e capacità di analisi, una prospettiva storica di lungo periodo, che aiuta i lettori a cogliere gli elementi fondamentali del ricco e complesso percorso costituzionale sviluppatosi nel nostro Paese a partire dalla fine del XVIII secolo.
Già, perché il primo aspetto che gli autori tengono a sottolineare è che la nostra Costituzione, quella entrata in vigore nel 1948, non è stata il frutto miracoloso ed estemporaneo di una irripetibile stagione di rinascita dopo il buio della dittatura e della guerra, ma il culmine di una parabola costituzionale e civile che ha percorso il panorama italiano almeno a partire dalla Rivoluzione francese. Ecco dunque tutte le costituzioni italiane ‘prima della Costituzione’. Ecco lo Statuto emanato da Carlo Alberto di Savoia nel marzo 1848 e le sue successive modificazioni, se non de jure certo di fatto. Ecco, prima ancora, le costituzioni cosiddette ‘giacobine’ e ‘napoleoniche’ promulgate in diverse parti del Paese tra il 1796 e il 1815. Ed ecco l’esperienza per molti versi straordinaria della Repubblica romana del 1849 e della sua Costituzione, scritta nei concitati giorni finali dell’assedio francese eppure di grande semplicità e chiarezza, di incredibile modernità e molto avanzata in senso democratico, per i principi che la sostenevano e per tutti gli articoli sui diritti e sui doveri che conteneva.
C’è un lungo cammino, insomma, che porta fino alla ‘fase transitoria’ avviata con il crollo del regime fascista, al referendum istituzionale del 2 giugno del 1946 e all’Assemblea Costituente che concretamente lavorò alla stesura della nostra Carta costituzionale. Di questo cammino, oggi è doveroso avere piena consapevolezza. Così come è doveroso ribadire la fondamentale importanza del riconoscersi, come italiani, nei valori racchiusi nella prima parte della Costituzione repubblicana. Penso, ad esempio, all’attualissimo secondo comma dell’articolo 3, che definisce «compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
In queste parole è racchiusa un’idea alta e forte della politica, che è chiamata non a prendere atto della realtà sociale così com’è, con le sue ingiustizie e i suoi squilibri, ma a operare per creare effettive condizioni di pari opportunità per tutti i cittadini. Un compito valido e fondamentale soprattutto oggi, in un tempo difficile come il nostro, segnato in profondità da una crisi che dura ormai da anni e che ha portato a un aumento sensibile del divario fra coloro che stanno peggio e coloro che stanno meglio. Perché ciò sia possibile – ecco il punto – è però necessario conferire al nostro sistema politico una maggiore capacità di decisione. Ed è questo il motivo per cui il governo di cui faccio parte si è posto l’obiettivo di riformare la seconda parte della Costituzione. Gli interventi sull’architettura istituzionale che abbiamo promosso rispondono ad almeno due fondamentali esigenze.
La prima è proprio quella di rafforzare l’efficienza dei processi decisionali e di attuazione delle politiche pubbliche.
La seconda è quella di semplificare e di impostare in modo nuovo i rapporti tra i diversi livelli di governo, ponendo rimedio alla complessità e a volte persino alla conflittualità di quelli attuali. Nascono da qui le fondamentali direttrici di intervento della riforma, a cominciare dalla trasformazione del Senato – che diventa rappresentativo delle istituzioni territoriali – e dal superamento di un bicameralismo paritario che non ha eguali nel panorama internazionale: a diventare titolare in via esclusiva del rapporto di fiducia con il Governo diventa la Camera, chiamata a esercitare in via prevalente la funzione legislativa.
In questo nuovo contesto, al Governo viene assegnata la facoltà di scegliere i disegni di legge prioritari per l’attuazione del suo programma, sui quali la Camera sarà chiamata a deliberare entro tempi certi; ma al contempo si procede con l’introduzione di una serie di limiti volti a contenere l’abuso della decretazione d’urgenza, che caratterizza ormai la produzione legislativa italiana da oltre un quarantennio. Al Senato delle regioni e delle autonomie, invece, viene attribuito il compito di contribuire alle legislazione nelle materie che riguardano anche gli enti periferici dello Stato e viene assegnato un ruolo potenziato di control. lo sull’operato del Governo. Il Senato svolgerà anche una funzione di raccordo costante tra le regioni e l’Europa, per fronteggiare nuove sfide internazionali.
* ministro per le riforme

