Le donne abruzzesi «forti e dritte» di Howe

13 Febbraio 2024

Uscito “Diario di una viaggiatrice”, lettere dalla nostra regione della scrittrice bostoniana nata nel 1854

PESCARA. Una bostoniana in Abruzzo. La giornalista e scrittrice Maud Howe è la prima penna femminile protagonista del meritorio progetto “Comete – Scie d’Abruzzo”, dedicato da Ianieri Edizioni e dal direttore di collana, lo scrittore Peppe Millanta, alla narrativa di viaggio con titoli di scrittori che ritrassero l’Abruzzo in diari e reportage.
“Diario di una viaggiatrice, tra luoghi e identità d’Abruzzo” è il quarto volume in uscita, incentrato sugli scritti di Maud Howe, con prefazione della scrittrice Kristine Maria Rapino. Nata nella colta Boston nel 1854 (la morte a Newport a 93 anni), Maud Howe fu autrice di saggistica, narrativa di viaggio, biografie, romanzi, con piglio moderno per il suo tempo. Vinse con le sorelle Laura e Florence il Pulitzer per la biografia della loro madre, la poetessa e attivista Julia Ward. “Diario di una viaggiatrice” è un estratto dell’edizione del 1909 dell’epistolario “Roma Beata: Letters from the Eternal City”, pubblicato negli Stati Uniti nel 1903: lettere che Maud scrive idealmente alla sorella Laura ripercorrendo alcune tappe della lunga permanenza in Italia, tra 1894 e 1900.
Howe offre immagini dettagliate, con rimandi pittorici che fanno “vedere” quanto descritto; inoltre le sue parole sono accompagnate da disegni del marito, l’artista John Elliott, presente nel testo col diminutivo J. Introduzione, traduzione e note di Martina Russo, che spiega: «L’esplorazione delle terre d’Abruzzo, documentata dalla viaggiatrice americana, parte dalla nuova ferrovia che collegava Roma a Sulmona, fino a giungere nel cuore delle montagne, a Roccaraso, descritta dall’autrice come la stazione ferroviaria più alta d’Europa. Ancora oggi quella linea ferroviaria è tra le più apprezzate d’Italia, nota come Transiberiana d’Abruzzo». Tra i tanti personaggi incontrati nel viaggio un ruolo importante hanno le figure femminili e, scrive Rapino, «stupisce che le vere protagoniste di queste lettere siano le donne, dal portamento disinvolto e nobile. Una rivendicazione che precorre i tempi. La loro bellezza supera ogni aspettativa, come scrive Howe, al punto da essere paragonate ai soggetti dei quadri di Michelangelo o alle Madonne di Raffaello. Da queste annotazioni le donne abruzzesi, “forti e dritte” anche nella vecchiaia, escono in tutta la loro “sobria dignità”, per quanto ritratte in una realtà umile. Le lettere di Maud Howe offrono una testimonianza unica della nostra identità culturale». L’intellettuale bostoniana offre ai lettori una visione realistica di luoghi, persone, costumi e tradizioni, a costo di apparire sconveniente e a tratti rude. La sua narrazione ha carattere antropologico: esplora cultura, pratiche sociali, credenze, con attenzione ai dettagli culturali, ai valori e comportamenti sociali, e col suo linguaggio diretto non omette critiche. Appendice con “I treni di Flaiano” di Lucilla Sergiacomo, che riportano indietro nel tempo e fanno conoscere un altro interessante personaggio: don Oreste De Amicis, proclamatosi dio e originario di Cappelle sul Tavo.