Le due vite di Lisa Sergio raccontate da Gerbi

Dopo tre decenni di ricerche sulle due sponde dell’Atlantico è in libreria “La voce d’oro di Mussolini”
«Non ci sono secondi atti nelle vite americane» annota Francis Scott Fitzgerald nei suoi Taccuini. La profezia dell’autore del Grande Gatsby, che il tempo ha dimostrato si possa applicare anche a chi americano non è, è smentita dalla vita di Lisa Sergio raccontata da Sandro Gerbi nel libro “La voce d’oro di Mussolini. Storia di Lisa Sergio la donna che visse due volte” (Neri Pozza, 222 pagine, €18 ).
Figlia di padre napoletano e di madre americana, Lisa Sergio, scomparsa nel 1989 a 84 anni a Washington, di vite ne ebbe almeno due con altrettante resurrezioni. Vite avventurose benché coperte dalla polvere del tempo e dell’oblio e riportate alla luce ora da questo volume di Gerbi, 78 anni, nato a Lima in Perù dove suo padre, Antonello, capo dell’Ufficio studi della Commerciale Italiana, era stato trasferito nel 1938 dal banchiere vastese, Raffaele Mattioli, per sottrarlo alle leggi razziali mussoliniane. Alle vite di Lisa Sergio ha dedicato trent’anni di ricerche in archivi pubblici e privati, sulle due sponde dell’Atlantico, Sandro Gerbi, che con la moglie abruzzese di Torano, trascorre le estati a Tortoreto, giornalista dapprima finanziario e poi sempre più assorbito da interessi storiografici testimoniati da libri come “Mattioli e Cuccia”, “Ebrei riluttanti” e una biografia in due volumi scritta a quattro mani con Raffaele Liucci. Ma chi era Lisa? La sera del 9 maggio 1936, dai gradini più alti del Vittoriano, trasmetteva in inglese il discorso di Mussolini sulla conquista dell’Impero. Quella sera Lisa Sergio stava vivendo la sua prima incarnazione: quella della «fervente fascista», nota all’estero come la «voce d’oro» di Roma. La sua gloria fascista sarebbe tramontata appena un anno dopo. Nel 1937, infatti, fu licenziata dal ministero della Propaganda forse perché sospettata di mormorare contro il regime o più probabilmente perché ritenuta troppo loquace circa una sua breve relazione con il genero del duce, Galeazzo Ciano.
Protetta da Guglielmo Marconi, approdò negli Stati Uniti, quello stesso anno, iniziando la sua seconda vita e una brillante carriera radiofonica all’insegna della democrazia americana. Dopo la guerra, però, ottenuta la nazionalità statunitense, fu accusata dall’Fbi di simpatie per il comunismo, allontanata dalla radio e inserita nelle liste nere del maccartismo. Alla fine decise di trasferirsi a Washington, dove si reinventò come conferenziera. Diventò, di nuovo, una voce popolare della radio americana, fu amica di Eleanor Roosevelt e perfino consulente di Martin Luther King.
Sandro Gerbi racconta questa due vite parallele con una scrittura giornalistica leggera e disincantata, non appesantita da fardelli ideologici ma alimentata da una curiosità libertina e contrassegnata da una settecentesca felicità di tocco che fa pensare al Laurence Sterne del Tristram Shanty. In filigrana, attraverso la storia di Lisa Sergio, l’autore sembra leggere e indicare, quasi a mo’ di apologo, la personale avventura umana di una fetta cospicua del Belpaese, quella di quanti, posti di fronte alla tragicità degli interrogativi della Storia, cercano scorciatoie private in cui il maquillage autobiografico è, prima ancora che un estremo rimedio per la sopravvivenza, un antropologico e incontrollabile tic psicologico.

