Le foreste inestricabili delle Macirenelle

16 Novembre 2018

Nel Parco della Majella sugli alti crinali coperti dal pino mugo

Nel Parco nazionale della Majella sui crinali più alti cresce il raro pino mugo, tipico di ambienti nordici. Questa peculiarità rende la montagna diversa dalle altre abruzzesi, specie nel suo versante sud- orientale dove la mugheta ricopre fittamente molte bellissime elevazioni, colora di verde scuro le cime e i crinali accentuando la loro morbidezza e rotondità. Oggi raggiungiamo una di queste “foreste inestricabili” presso la vetta delle Macirenelle (2.017m) e, dunque, ci rechiamo a Fara San Martino o Palombaro (provincia di Chieti) per arrivare all’attacco del sentiero.
Si sale alla località Capo le Macchie di Fara San Martino dalla zona industriale e si inizia il percorso sul sentiero G6 che porta a Colle Bandiera (1.190m). Su questo colle siamo passati più volte per recarci in posti bellissimi della Majella; sul sentiero si incontrano due fontane di acqua rigenerante. Dal colle, nei giorni più limpidi, si distinguono nitidamente le isole Tremiti e, comunque, è un ottimo punto da cui osservare l’alba sul mare Adriatico. Si continua a salire sull’evidente sentiero nello splendido anfiteatro di questa parte di Majella affascinante e merlettata di speroni di roccia, da cui, come sempre, si affacciano simpatici camosci. Lo scenario è fantastico e ogni volta vi scopro nuove grotte, anfratti, crinali, prospettive e fantasie. Arrivati a quota 1350m circa il sentiero si biforca: noi andiamo a destra verso Cima Macirenelle, sentiero G10. Superati alcuni spettacolari pinnacoli rocciosi, si arriva su un lunghissimo prato verde che si traversa in salita adocchiando le paline di legno che segnano il sentiero. Guardatevi attorno, scoprirete camosci ovunque, qualcuno fa da sentinella, qualcun altro sembra avvicinarsi ma poi saltella e vola felice nel suo mondo fatato. Dopo circa 2,30 ore dalla partenza saremo sul piano del Morgione: si tratta di uno sperone roccioso (morgione vuol dire “grosso sasso”-1780m) che si protende verso Est. Vi si sente l’odore di selvatico, il sapore di erbe medicali, si ode il suono dell’aria che spira, si toccano le nuvole e si vede l’infinito. E la fatica del salire è già ripagata: il paesaggio si dispiega sulla montagna d’Ugni, il Martellese con il suo piccolo rifugio, tra di loro cime altissime e, dunque, proseguiamo con gioia per vedere il resto. Andiamo alla meta seguendo l’istinto che diviene sentiero e ci porta ai piedi della vetta dove un cartello indica “Cima Macirenelle”, quella di fronte a noi, che si raggiunge con un ultimo sforzo mentre sui pini mughi un camoscio fischia quasi a chiamarci. Ed eccoci in vetta (2.017m, 3,30 ore dalla partenza) a districarci tra i rami per cercare un punto dove osservare la lunghissima mugheta che ci unisce e divide dalla cima del Raparo, del Forcone e del Martellese che sembrano dormire, coperti di verde, adagiati ai piedi dell’Acquaviva (2.737m) e delle Murelle (2.596m). Laggiù l’Adriatico si mescola con il cielo e le onde spumeggianti con le nubi. Lassù quando scompare la terra ferma, un’aquila viene a trovarci librandosi elegante per poi nascondersi e non tornare più.
Sembra proprio una favola, e forse lo è.
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