Le Frappe dei santi secondo l’antica ricetta di nonna Assunta

Francesca Liberatore di Corbellino di Fagnano Alta ricorda «Il profumo di miele, cannella, limone e rum si spandeva per la casa»
di Jolanda Ferrara
Tartufo, zucca, zafferano e frappe aquilane, le "Frappe dei santi". Il ponte di Ognissanti invita a gustare i sapori tipici della Valle Subequana davanti al paesaggio rosseggiante della natura autunnale. "Il mercato del sale" allestito, domenica prossima, a Corbellino, frazione di Fagnano Alto, con le proposte del borgo, vuole essere anche altro dal tradizionale e colorato mercatino di arti, mestieri, prodotti tipici e vini della Valle, che già così è occasione da non perdere. Ma di più, lascia intendere Francesca Liberatore, guida dell'associazione: «E’ un mercato dell'amicizia, la piazza dove incontrarsi e scambiare saperi e sapori della memoria». Come le tradizionali frappe aquilane, il dolce delle feste per eccellenza, riesumate dall'oblio dei tempi moderni con l'attiva associazione di Campana, minuscola frazione di Fagnano.
Grazie all'entusiasmo di Francesca, anche Cotto & Crudo fa un salto nella storia popolare della montagna aquilana e presenta le frappe con l'indispensabile, e ormai quasi introvabile, frappiere. Secondo il programma della fiera di domenica, sarà presente l'ultimo ramaio aquilano, Domenico Pecilli, ultraottantenne, rimasto solo a custodire i segreti del frappiere. Per i visitatori oltre agli artigianali esemplari ancora disponibili, pronte le golose frappe dei santi da gustare spolverate di zucchero a velo. E laboratori di cucina sulla zucca (anche per bambini), sul tartufo (con visita alla tartufaia di Campana) e sullo zafferano (in questo periodo al top della fioritura) guidati dal cuoco aquilano, Daryoush Shojaee (di padre persiano).
Quanto al piccolo mondo antico delle frappe fritte nel frappiere, quella riportata nelle dosi e procedimento è una ricetta di Assunta Liberatore, nonna paterna di Francesca. Nel lessico famigliare di Francesca la presenza di nonne e zie è una costante, legata indissolubilmente alla cucina. «Una frappa», racconta lei, «era sufficiente per tre persone tanto era grande. Il profumo di miele, cannella, limone e rum si spandeva per la casa fin dal mattino ma a noi bambini era vietato avvicinarci alla cucina. Le frappe tonde, quelle della nonna Assunta, non si preparavano solo a carnevale. Si regalavano a qualche persona di riguardo, come il dottore. In quelle occasioni si chiamava la zia Olga, signorina a 90 anni. Era lei l'addetta alle fritture e lavorava in tutta calma. Di frappe, spiegava, se ne potevano friggere una alla volta e dovevano uscire dorate al punto giusto. Non troppo bianche che sanno di crudo, nè troppo scure che sanno di bruciato. Per fortuna qualcuna si rompeva al momento di tirarla fuori dal frappiere e mentre nonna Assunta e zia Olga si rammaricavano, la frappa rotta era nostra, fragrante e deliziosa».
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