Le Marilyn e le Jackie di Warhol a Pescara

25 Maggio 2019

Undici opere del maestro della pop-art saranno in mostra da oggi fino al 30 giugno nella sede di Banca Mediolanum

PESCARA. “Andy Warhol: Marilyn mito oltre il tempo” è il titolo della mostra che si inaugura, oggi alle 11.30, nella sede di Banca Mediolanum in piazza della Marina 2 (angolo via Marco Polo) a Pescara. L’esposizione di quadri del grande maestro della pop-art americana, scomparso nel1987, fa parte di “Centodieci è arte” di Mediolanum Corporate University , il ciclo di incontri nati per diffondere la cultura dell’arte in tutte le sue espressioni.
Le 11 opere esposte hanno fatto parte della mostra allestita dal 25 gennaio al 28 aprile nella Villa Reale di Monza, intitolata “Andy Warhol, l’alchimista degli anni Sessanta” e curata da Maurizio Vanni e patrocinata dalla Regione Lombardia e dalla città di Monza. Le opere di Warhol esposte da oggi a Pescara sono in grado di ripercorrere il suo universo creativo, spiegano le note di presentazione della mostra, «attraverso le icone più riconoscibili della sua arte», dalle serie dedicate a Jackie Kennedy, le immagini “trattate” della moglie del presidente degli Statu Uniti, John Fitzgerald Kennedy, assassinato a Dallas il 22 novembre 1963, colte durante il funerale del marito, a quelle consacrate al mito di Marilyn Monroe, dalla osservazione critica della società contemporanea, attraverso la riproduzione seriale di oggetti della quotidianità consumista, all’analisi dei altri aspetti come la musica o la rivoluzione sessuale».
La mostra resterà aperta fino a domenica 30 giugno. Sarà possibile effettuare delle visite gratuite su prenotazione al numero 085 6920019.
Nella grande mostra allestita nella Villa Reale di Monza, erano esposte 140 opere, che spaziavano fino ai lavori per i mostri sacri del rock and roll e per le copertine degli album più importanti della storia della musica, come la banana del primo album dei Velvet Underground, che fuori è gialla ma dentro rosa, o la patta dei jeans della copertina di Sticky Fingers, l’album del 1971, dei Rolling Stone, originariamente dotata di vera zip per i più curiosi.
«Certamente», spoega il curatore della mostra di Monza, Maurizio Vanni, «Warhol era un artista che non si accontentava di ciò che veniva definita realtà, cercava una costante trasmutazione della materia nei suoi passaggi dalla fotografia iniziale alla seta (attraverso il processo serigrafico) verso un’ulteriore immagine su tela o su carta così simile, ma al tempo stesso, così difforme dalla precedente. Nelle serie dell’artista americano», conclude Maurizio Vanni, «la realtà veniva trasformata, fatta rinascere e virare verso qualcosa in cui tutti potevano riconoscersi: l’oggetto quotidiano che alludeva a qualcosa di altro rispetto alla sua funzione consueta pur rimanendo integro e riconoscibile».
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