«Le mostre on line sono state divorate aprendo un mondo»

21 Maggio 2020

La docente e delegato alla cultura dell’ateneo  di Teramo: «Ora i piccoli musei possono fare tanto»

TERAMO. «Le visite virtuali di musei e mostre sono imprescindibili a questo punto della nostra evoluzione digitale. Ma sono solo la prima porta, sia pure importantissima, verso l’esperienza reale della fruizione dell’opera. Il Rijksmuseum di Amsterdam può pubblicare la “Ronda di notte” in una copia digitale da 44 miliardi di pixel che ti permette di cogliere anche la singola pennellata di Rembrandt, ma l’esperienza emozionale puoi farla solo davanti all’opera. Possiamo vedere i Fori Imperiali nelle spettacolari riprese di un drone, ma non sentiremo lo stridìo delle rondini, il profumo della robinia, il rumore dei passi sul selciato e tutta la magia del luogo. Megapixel e riprese funamboliche sollecitano solo uno dei cinque sensi e non possono sostituire l’esperienza estetica». Ribadisce il primato dell’esperienza reale su quella virtuale, per quanto utile questa sia stata nella Fase 1 e lo sia ancora, Raffaella Morselli, ordinario di Storia dell’arte moderna nell’università di Teramo, facoltà di Scienze della comunicazione, delegato del rettore per la cultura, autrice di innumerevoli pubblicazioni. Tra le più recenti il saggio “Tra Fiandre e Italia: Rubens 1600-1608”, lettere, contratti e altre rarità d’archivio sugli anni italiani del maestro fiammingo, e la raccolta di saggi “Rubens e la cultura italiana” in uscita a giugno sempre per i tipi di Viella.
Professoressa, nei mesi della quarantena c’è stato un grosso consumo, quasi un’indigestione, di contenuti culturali on line, che ancora prosegue. Cosa ci insegna questo fenomeno?
C’è stato un consumo bulimico. Un’accelerazione della richiesta di contenuti culturali. E dell’offerta, con un ipertrofismo dei contenuti. Ma anche tanta creatività di artisti e musicisti. La maggior parte dei musei, quelli internazionali e soprattutto i piccoli, ha messo i suoi contenuti on line. La percentuale dei musei che hanno avviato la digitalizzazione e pubblicazione on line delle collezioni è aumentata del 60 per cento. Molti non erano mai andati sul web, il lockdown ha dato impulso al fenomeno. Anche le mostre hanno avuto la necessità di mettere i materiali on line, con presentazioni dei curatori e visite virtuali agli allestimenti. Spesso materiali strepitosi, relativi a mostre che non potranno riaprire per la situazione dei prestiti e l’insostenibilità economica. La Fondazione Zeri ogni giovedì alle 17 presenta una mostra chiusa che non riaprirà. Come “Tiziano e Caravaggio in Peterzano” (Simone Peterzano è stato maestro di Caravaggio) all’Accademia Carrara di Bergamo, che chiudeva il 17 maggio e non si è potuta prorogare. Il dato del massiccio consumo in rete dei contenuti culturali è molto interessante. Mi chiedo però se alla fine ci sarà un’analisi di questi dati. È stata un’esigenza o un riempitivo? Chi ha guardato? Sempre gli stessi o nuovi fruitori, magari le persone meno preparate? C’è stata una fruizione popolare, un allargamento della base? Andrebbe fatta un’analisi qualitativa dei dati.
Analisi che potrebbe interessare la sua facoltà?
Potrebbe essere un compito per Scienze della comunicazione. Si potrebbero assegnare tesi di laurea magistrale su questo argomento. È comunque una domanda che ci dobbiamo porre.
Il 18 maggio, Giornata internazionale dei musei, riaperture parziali e in ordine sparso. Che strategia dovrebbero adottare i piccoli musei fuori da rotte turistiche e frequentati solo da studiosi e studenti? Per esempio la pinacoteca civica di Teramo.
Senza la folla del turismo straniero nelle grandi città d’arte i musei potranno finalmente essere visti dagli abitanti di quelle città. I romani riusciranno a vedere la Galleria Borghese. I piccoli musei possono fare tantissimo. Sono usciti dalle loro tane per mettere le collezioni su Twitter, Facebook, Instagram e gli altri social. La pinacoteca di Teramo potrebbe pubblicare on line un’opera per volta e raccontarla, costruendole intorno una campagna di comunicazione. Restituendosi così ai teramani. Si può fare narrazione del patrimonio culturale anche collocando un’opera fuori contesto, penso al museo archeologico inagibile per il terremoto. Anche se il museo è chiuso ti racconto con riprese video quella statua, quel reperto collocandolo negli spazi dell’Arca (altra galleria civica, ndr). Se non dai niente la gente non chiede niente, se non proponi il consumo culturale la gente non consuma. Bisogna riappropriarsi del proprio patrimonio e lavorare su chi c’è, gli abitanti della città. Ma se un museo non ha una piattaforma social non esiste. Certo, ci vogliono finanziamenti, anche minimi.
Lei è presidente del Premio Teramo, siede nel cda della Fondazione Bellonci organizzatrice dello Strega, l’ateneo teramano è nella giuria del Premio John Fante con le università di Chieti e Tor Vergata. A che punto i lavori di questi concorsi letterari?
Per il Teramo devono iniziare i lavori della 46ª edizione. Per il Fante siamo riusciti prima del lockdown a dare i libri ai lettori dell’ateneo, studenti, docenti e amministrativi. Alcuni di questi titoli sono anche nella dozzina dello Strega. Dalle graduatorie delle tre università la direttrice Giovanna Di Lello ha tirato fuori una bella rosa di nove semifinalisti da sottoporre alla giuria dei letterati. “Febbre” di Jonnathan Bazzi corre anche per lo Strega. Il Premio Strega sta andando avanti con la presentazione in streaming ogni domenica pomeriggio di 3 autori. Un esperimento che funziona. Manca molto la presentazione dal vivo del libro, ma quando si tornerà alla normalità non si eliminerà lo streaming, che piace ai lettori, ha allargato enormemente la platea, anche all’estero, e invoglia alla partecipazione con commenti e domande più di quanto avveniva in presenza.
L’ateneo teramano come ha gestito la chiusura?
È attivissimo e vivace. In questi mesi ha somministrato un numero impressionante di lezioni e seminari on line. Inoltre abbiamo offerto webinar di 30 minuti alle scuole per gli studenti all’ultimo anno delle superiori, lezioni-pillole per ampliare le loro conoscenze di economia, diritto, arte, musica e farli entrare nel dibattito attuale.
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