Le nuove forme dell’arte? Banane e nani da giardino

TERAMO. «Oggi tutto può essere arte e chiunque può essere artista. Il confine tra arte e non-arte non c’è più. Alla fine anche l’oggetto di cattivo gusto, il kitsch, dalla riproduzione seriale della...
TERAMO. «Oggi tutto può essere arte e chiunque può essere artista. Il confine tra arte e non-arte non c’è più. Alla fine anche l’oggetto di cattivo gusto, il kitsch, dalla riproduzione seriale della Venere di Milo ai nani da giardino, ha la sua dimensione artistica se genera felicità in chi lo possiede». È il pensiero di Aldo Marroni, docente di Estetica nell’università D’Annunzio di Chieti-Pescara e autore di innumerevoli saggi anche tradotti all’estero, come il recente “Laure. Colette Peignot ou l’érotique engagée” sulla scrittrice compagna di Bataille, pubblicato a giugno in Francia dove l’intellettuale giuliese gode di grande considerazione anche per via della lunga amicizia epistolare col filosofo e scrittore Pierre Klossowski.
Nel suo recente libro “L'arte ansiosa. Perché non ci sono più né artisti né arte” (Bruno Mondadori, pagine 206, euro 16) Marroni riflette sull’arte contemporanea, quella che fa più discutere e spesso fa dire “sapevo farlo anch’io”. Con le avanguardie del Novecento e poi le rivoluzioni innescate da Pop Art, Concettuale e Minimalismo l’arte ha perso la sua aura sacrale ed è precipitata nell'inquietudine.
«La fine di ogni riferimento normativo sicuro e la conseguente incertezza» spiega al Centro lo studioso «hanno generato una profonda ansia per l’arte e per l’artista, che si chiede se il suo lavoro sarà riconosciuto, se la sua sia un’opera d’arte o soltanto una geniale trovata a cui la critica attribuisce valore artistico».
Professore, è il sistema dell’arte, costituito da musei, galleristi, curatori, case d’asta, collezionisti, media, che attribuisce lo status di opera d’arte e di artista, non il valore in sé dell’una e dell’altro?
«Nel Rinascimento si nasceva artisti, oggi artisti si diventa attraverso il mondo dell’arte, i media costruiscono l’artista. Oggi la maggior parte degli artisti non sa fare nulla, sono i media e il sistema dell’arte a innalzarli al ruolo di artista. L’arte non è più un fatto di forma, contenuto, perizia, di genio e ispirazione. Oggi si punta solo a far vibrare lo spettatore, colpire il sistema nervoso, concetto caro al pittore Francis Bacon. Tutto si riduce a questo. E se tutto diventa estetico, se tutto è percezione, qualunque oggetto può diventare arte».
Allora dov'è il confine tra arte e non-arte?
«Il filosofo e critico americano Nelson Goodman fa un esempio molto chiaro. Una pietra in un viottolo non ha per noi nessun significato, ma esposta in un museo d’arte assume valori simbolici e artistici, esposta in museo di geologia assume un altro significato ancora. Quindi sono il museo e il sistema di cui fa parte a decretare per una qualsiasi cosa lo status di oggetto artistico. L’arte non ha più un'essenza metafisica, un'aura sacrale in sé, ma diventa arte a seconda del contesto in cui la poni. Come nel caso dell'orinatoio di Marcel Duchamp o della confezione di spugnette Brillo Box, che tolta dagli scaffali del supermarket ed esposta da Andy Warhol in una galleria diventa arte».
L’aura, scrive nel suo libro, si è trasferita dall’opera all’autore, diventato artista star, con valutazioni spropositate per le sue creazioni.
«Le case d’asta montano i casi e i collezionisti importanti fanno diventare un nulla qualcuno. Ci sono tante bolle speculative nell’arte contemporanea. Tra l’altro le opere sono spesso deperibili, come la famigerata banana fissata col nastro adesivo al muro di un museo, poi mangiata da un altro artista che ha definito il suo gesto un’operazione a sua volta artistica. Un intervento analogo fu fatto nel 2006 al Centre Pompidou dall’artista Pierre Pinoncelli che prese a martellate l’orinatoio di Duchamp e ai gendarmi disse che voleva onorare l'autore. Se un lavoro è firmato Hirst, Koons, Cattelan, può essere anche una banana che marcisce su un muro ma ci sarà qualcuno che la compra a 60mila euro. Non è più l’oggetto a incarnare l’opera, ma è l’artista a trasformare una banale cosa in opera d’arte. Si dovrebbe tornare a guardare all’arte come a qualcosa di più serio. Oggi il confine tra arte e non-arte non esiste più»
Quando è iniziata la confusione?
«Ciò che aveva contribuito a fare dell’arte una pratica legata al sacro e alla purezza delle forme col Novecento si indebolisce, fino alla rottura col canone dell’arte occidentale. La grande tradizione si annulla con l’Arte concettuale e il Minimalismo. La prima è il suicidio dell’arte perché l’idea viene prima dell’oggetto, anzi può farne a meno, è più filosofia che arte. Il Minimalismo, invece, è l’oggetto nella sua nuda evidenza. L’artista Franck Stella, padre del Minimalismo americano, dice: quello che vedi è quello che vedi, un cubo è un cubo e non significa null’altro. Ma la mia riflessione è solo una fotografia dell’arte contemporanea, nel libro prendo atto della situazione senza condanne né assoluzioni».
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