Le parole inventate dal Vate in un concorso per gli studenti

25 Novembre 2015

PESCARA. E’ un Gabriele D’Annunzio che sveste i panni dell’esteta decadente e del poeta del superomismo per abbattere retorica e luoghi comuni e conquistare così il panorama studentesco di tutta...

PESCARA. E’ un Gabriele D’Annunzio che sveste i panni dell’esteta decadente e del poeta del superomismo per abbattere retorica e luoghi comuni e conquistare così il panorama studentesco di tutta Italia. L’autore di liriche di successo e romanzi apprezzati in tutto il mondo, dalla Pioggia nel pineto al Piacere, dalla Figlia di Jorio al Trionfo della morte, è anche l’inventore di parole entrate nel lessico comune italiano: come il tramezzino (mutuato dall’inglese sandwich) che i ragazzi sono soliti consumare a merenda o il parrozzo, il tipico dolce pescarese, o ancora lo scudetto che per la prima volta fu cucito sulle maglie di una squadra di calcio di Fiume per poi diventare simbolo di vittoria del campionato nazionale.

Con questo aspetto creativo della figura del Vate gli alunni delle scuole secondarie di secondo grado sono chiamati a confrontarsi nell’ambito del concorso internazionale letterario intitolato “Le parole di D’Annunzio”. Gli studenti dovranno produrre un breve testo creativo, al massimo di 500 parole, che interpreti il significato di un neologismo dannunziano come ad esempio Aurum, folle oceaniche, fusoliera, milite ignoto, Rinascente, velivolo ecc. La competizione, indetta dal Centro nazionale di studi dannunziani diretto da Dante Marianacci e dalla Fondazione Edoardo Tiboni per la cultura, è ideata in collaborazione con Miur, Ministero degli Affari esteri, Cooperazione internazionale e Comune di Pescara e gode del patrocinio dell’Unesco. Sarà promossa nell’ambito della 42esima edizione del convegno internazionale “D’Annunzio e la lingua italiana d’oggi”, in programma da domani a sabato in tre luoghi simbolo di Pescara: sala conferenze del Mediamuseum, aula magna del liceo classico D’Annunzio e aula magna del liceo scientifico Galilei. La manifestazione è un’occasione per illustrare a giovani e adulti i legami dell’artista abruzzese con il mondo della musica, dell’arte e del teatro e per sviscerare particolari meno noti dello scrittore. «Il sommo poeta», spiega Marianacci, «è stato uno dei modelli con cui si è confrontato D’Annunzio che nella sua ricca produzione letteraria si è vantato di aver utilizzato 40mila parole, mentre Dante ne ha usate 12mila». «Studiare D'Annunzio e conoscerlo», sottolinea l’assessore alla Cultura di Pescara, Giovanni Di Iacovo, «è l'unico modo per evitare di incasellarlo nel guado del luogo comune».

Ylenia Gifuni

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