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di Giuliano Di Tanna
«La satira politica mi fa cagare». Non ama gli eufemismi, Enrico Brignano. Romano, 49 anni, comico di mestiere, Brignano sarà in scena, l’11 agosto, alla Civitella di Chieti con il suo spettacolo, Evolushow 2.0. E l’Abruzzo non è un posto qualsiasi per lui, come racconta in questa intervista al Centro.
Intanto che cos’è Evolushow 2.0?
Riguarda noi. Ci abbiamo messo tanto tempo a diventare homo sapiens, ma pochissim a diventare uomini digitali e frustrati. Non si sa se è stata un’evoluzione o un’involuzione. C’è un po’ dell’una e dell’altra.
E’ difficile fare ridere gli italiani di oggi?
No. Era facilissimo anche in tempo di guerra. C’è una necessità di guardare oltre. Oggi è facile far ridere qualcuno che abbia voglia di ridere. E’ più difficile fare ridere le persone completamente disperate.
Chi sono queste?
E’ una categoria di persone molto più ampia che in passato. Ai tempi del boom economico, gli italiani non sapevano di vivere nel boom economico. Lo hanno scoperto solo dopo, quando il boom è finito. Ma in quegli anni, la gente era dignitosamente infelice. Era infelice nella sua dignitosa povertà.
Oggi, invece?
Non c’è dignità nei disperati che arrivano in Italia e nelle persone che contrastano l’arrivo di questi disperati. E’ una guerra tra poveri. Anche per questo, oggi, la gente ha un’esigenza totale, spaventosa di ridere. E c’è spazio per tutti, anche per quelli che non fanno una comicità elegante.
Per esempio, chi?
Non farò nomi neanche sotto tortura (ride ndr).
La satira politica la fa ridere?
A me fa cagare. La satira politica non mi piace. A me piace essere pungente, graffiante. Non mi piace, invece, la satira politica, perché non è costruttiva. Lo sarebbe se i politici avessero la capacità di guardarsi allo specchio. Non mi piace la satira che implica una sorta di compiacimento del politico stesso. Mi fa un po’ tristezza. E poi è scritta sempre in maniera loffia. Insomma, non mi piace dare un ulteriore palcoscenico ai politici che non lo meritano.
Quali sono i suoi modelli?
Sono modelli di vecchia data. Prendo a prestito da Nino Manfredi, Alberto Sordi, Aldo Fabrizi: attori che ci hanno regalato grandi cose. Penso anche a Gassman a Flaiano, come autore, a tutti quelli che hanno scritto o recitato opere sublimi.
Oggi, invece, cosa la fa ridere?
Poca roba. Forse delle leggerezze. Se guardo un video su Youtube di grandi talenti, anche non italiani. Mi viene in mente il Billy Crystal che presentò la cerimonia degli Oscar. Aveva una leggerezza e una capacità straordinaria di fare satira. Non mi piacciono, invece, certi satiri aggressivi e fascisti nel loro linguaggio. Quelli che, con la scusa della satira, parlano e straparlano di tutti. Sono squadristi del parlare aggressivo.
Qual è il suo rapporto con l’Abruzzo?
Mamma è di Palombaro. Io ho fatto il servizio militare a Chieti, alla caserma Berardi. Ho iniziato a fare questo mestiere nel 1986 a Pescara, incontrando Patrizia Di Fulvio. La mia infanzia d’estate l’ho passata fra Francavilla, Fara San Martino e Paolombaro. All’Aquila ho fatto il mio primo spettacolo. A Pescara, tre anni fa, feci uno spettacolo indimenticabile, all’antistadio, con 8-10mila persone. Devo aggiungere altro?
Ha una ricetta per vivere felice?
La sto cercando. Spero di essere vicino a trovarla. Ma ci metto ancora troppo sale e troppo pepe.
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