Le tele perdute dei Cascella in mostra all’Aquila

23 Novembre 2018

Quattro grandi fregi di Basilio e Tommaso riappaiono da un oblio di più di 70 anni  raccontando la storia travagliata dell'Italia tra il fascismo e la guerra

Quattro grandi fregi riappaiono da un oblio di più di settant'anni, raccontando la storia travagliata dell'Italia tra il fascismo e la guerra. Il gruppo di opere, proveniente dall'atelier di Basilio Cascella è stato salvato dalle distruzioni della guerra e conservato gelosamente dall'uomo che le aveva acquistate, un impiegato di banca pescarese. Dopo qualche anno dalla sua scomparsa, i figli decidono di vendere una di quelle tele arrotolate, che sanno essere di Basilio Cascella, l’artista pescarese morto nel 1950 all’età di 90 anni. Il collezionista e storico dell'arte Andrea Iezzi chiede di vedere il gruppo di opere, arrotolate in una scatola, e comprende che ci si trova davanti a un ciclo di lavori per una commissione unitaria, quasi certamente un'opera pubblica.
Da questa scoperta ha inizio la storia delle tele presentate, ieri all'Aquila, nel Giardino d'inverno di Palazzo dell'Emiciclo. Alla presentazione delle tele, ieri mattina, hanno partecipato il presidente del Cram (Consiglio regionale degli abruzzesi nel mondo), Antonio Innaurato, il maestro Tommaso Cascella jr. (rispettivamente il nipote di Tommaso, l’artista scomparso nel 1968 all’età di 78 anni, figlio di Basilio Cascella, e il bisnipote di Basilio Cascella), il collezionista Andrea Iezzi, Leonardo Severini, docente dell'università della Tuscia, e Loris Di Giovanni dell'Unpli (Unione nazionale pro loco d'Italia) Abruzzo. I quadri rimarranno esposti fino a domenica prossima in concomitanza dei lavori del Cram. La mostra sarà visitabile dal pubblico.
«Il gruppo dei quattro grandi pannelli», racconta Andrea Iezzi, «raffigura allegorie dell'Industria e dell'Agricoltura, nel mondo antico e nel mondo moderno. I pannelli dovevano decorare una stanza di rappresentanza. Il ciclo è stato realizzato nello studio pescarese di Basilio e Tommaso Cascella. Si distinguono due mani diverse di artista: due stili diversi che hanno anche tecnicamente alcune peculiarità. Nello studio pescarese le opere sono certamente rimaste fino alla fine del 1943, epoca nella quale sono stati coperti i fasci littori che strutturano gli episodi rappresentati».
«Per le grandi scene agresti, allegorie dell'agricoltura nell'antichità (si ipotizza che sia l'ultimo pannello realizzato perché la pittura non è finita, e mancano gli episoli laterali), e nella modernità (con l'agricoltura organizzata e i mezzi meccanici che domano la natura), si riconosce la mano di Tommaso Cascella», prosegue Iezzi. «Peraltro, in una collezione privata pescarese esiste un bozzetto nel quale sono proposti alcuni episodi di questi stessi fregi: il bozzetto è firmato da Tommaso Cascella, e datato 1936. Queste due tele, che si ipotizzano essere propriamente definite Gente italica, rappresentano una visione serena, debitrice dell'arte del Quattrocento, e sono strutturate come un'allegoria la cui suggestione proviene dal Salone dei Mesi di Schifanoia a Ferrara».
«Al contrario», aggiunge Iezzi, «le scene con i Fabbri, allegorie dell'Industria (nell'antichità e nella modernità) sono risolte con una giustapposizione di figure ed episodi che risentono delle nuove istanze della pittura muralista teorizzate da Mario Sironi. Basilio Cascella fece un grande sforzo per aggiornare il proprio linguaggio alla pittura celebrativa del regime fascista. Queste opere attendono ancora uno studio che rintracci la commissione pubblica; tale studio potrebbe spiegare anche perché non siano mai state portate a termine e consegnate.Dalla notizia desunta da più biografie di Basilio Cascella è agevole pensare che si tratti proprio della decorazione (considerata perduta), commissionata dal Ministero dell'Interno, e realizzata intorno al 1937. E come in altre imprese decorative pubbliche di quegli anni, non stupisce che Basilio si sia avvalso della collaborazione del figlio (prediletto) Tommaso».
La tesi secondo la quale la realizzazione del ciclo pittorico eseguita dalle due personalità distinte di Basilio e Tommaso viene confermata da Leonardo Severini che ha seguito il restauro delle opere: «Si è reso necessario rintelare i cinque dipinti per vincere le notevoli deformazioni del supporto e per fornire maggiore solidità e protezione alla materia originale. In seguito quindi è stato possibile procedere con la pulitura selettiva delle gore di umidità e delle stesure di colore neutro, apposte successivamente a nascondere i fasci littori».
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