Le valli della Majella paradiso della natura

25 Giugno 2017

Passeggiando sui sentieri fra alberi, fiori ed erba fresca

Quando arriva la primavera, le montagne si agghindano a festa. Tirano fuori i fiori più freschi, le foglie più verdi, i profumi più intensi. E si lasciano ammirare. Il microclima, l’esposizione e la conformazione di alcune valli montane, le rende a primavera inoltrata un vero paradiso di fiori, alberi, pollini ed erba fresca. Delle tante valli della Majella nessuna è uguale alle altre anzi alcune, pur vicine, sembrano appartenere ad aree climatiche diverse. E la magia della Montagna Madre risiede anche in questa varietà.
Ce ne andiamo a Palombaro (Ch) e percorriamo l’omonimo vallone. A circa 3 km dal paese di Palombaro in direzione est, sulla vecchia S.S. 263, ad un bivio che indica il Feudo d’Ugni si svolta a sinistra e dopo circa 3 km si arriva ad un bivio e, proseguendo verso destra, si arriva all’entrata del vallone (sentiero G5 del Parco della Majella). Nella stagione tardo primaverile l’ingresso della valle è quasi buio: è strettissima e ricoperta di alberi a fronde abbondanti e un sottobosco lussureggiante, sembra una giungla. Il sentiero è ricoperto di foglie e l’odore della mentuccia è inebriante. Tra sassi e alberi si sale senza sosta e pian piano cominciano ad apparire colori sgargianti: centinaia di maggiociondoli in fiore, boccioli di peonie, tripudi di fiori gialli, orchidee viola, la graziosa piroletta soldanina e tante rarità: siamo nel paradiso dei fiori. E in mezzo a quel silenzio, si ode il suono della vita che rinasce.
Non è raro incontrare lingue di neve ricoperte di rami e tronchi perché in quella stretta valle le valanghe portano giù quanto incontrano sul loro cammino. Lo vediamo al disgelo, perché d’inverno la Valle del Palombaro resta sola a riposare sotto le abbondanti nevicate.
Si continua a salire e intorno ai 1600metri la stretta valle si apre ad anfiteatro . Ci voltiamo: il sentiero percorso appare un imbuto verdissimo, davanti c’è il mare, sulla destra le montagne del Feudo d’Ugni con cime tondeggianti e ricoperte da una fittissima mugheta (da qui si diparte il sentiero per le Macirenelle), a sinistra la parte est del Vallone ( e un sentiero che porta al rifugio d’Ugni-Colle Strozzi). Si continua l’escursione al centro della valle e, seguendo gli evidenti segnali, ci si avvia verso la mugheta. Intanto i camosci si affacciano nell’ampio anfiteatro e in primavera si contano moltissimi cuccioli che saltano leggeri sulle rocce.
Massi enormi, caverne e grotte dalle forme uniche e una salita molto ripida ci conducono in vista di un’ampia sella dove solo verso la fine si intravvede il rifugio Martellese. L’affaccio dalla sella è impressionante: la sella della Carozza ci conduce sui sassi dell’Acquaviva e i fossili delle Murelle, laggiù la valle dell’Inferno (ogni massiccio ha un suo inferno), la Val Forcone e, verde e tonda, con sassi e cuscini rosa di Silene acaulis, la vetta del Martellese ci chiama. Arrivati su (2259m- più di 4 ore dalla partenza), tra i pini mughi che piangono polline, appare la Majella più lussureggiante, cavernosa, affascinante che strega tutti.
È ora di scendere, prima che ci rapisca. Si scende per la via di andata o per Colle Strozzi (sentiero G4), tempo totale 9 ore.
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