Le visionarie sculture di Spoltore

30 Luglio 2019

Mostra all’aperto dell’artista lancianese nel borgo rosetano di Montepagano

ROSETO DEGLI ABRUZZI. Ci si può sorprendere, commuovere, di sicuro non restare indifferenti davanti alle visionarie sculture di ferro arrugginito e altri reperti di tecnologia agricola e industriale messe in piedi come neototem da Paolo Spoltore, l’artista abruzzese che continua a nutrire il suo racconto, una pluridecennale ricerca plastica, recuperando materiali della civiltà agro-pastorale in piena era postindustriale.
Un modo per lui «necessario» di rinnovare il legame «imprescindibile» con la terra, la natura. Qui le mura medievali di Montepagano fanno da scenario al dialogo tra l’uomo e la storia. 13 installazioni en plein air e un’esposizione indoor fino a metà settembre allestite per Castellarte, l’associazione culturale presieduta da Paolo Iacone e diretta da Maria Rosa Dei Svaldi che ha collaborato alla realizzazione della mostra intitolata “Iron and old stones”. Ferro e vecchie pietre, appunto: «Ho cercato di contaminare e far compenetrare la scultura con i mattoni del borgo e ne sono stupito per primo», dice il maestro lancianese. «Anche le persone non abituate a frequentare musei e gallerie troveranno di che stupire, potranno guardare, toccare, sentirsi partecipi senza imbarazzo in questo museo a cielo aperto. L’arte è anche nel rapporto umano, aspetto che mi intriga molto». Un percorso itinerante di forte potenza evocativa attende i visitatori. All’ingresso del borgo rosetano “Cavallo”, imponente destriero simile a una macchina leonardesca attende fiero, forte, ancestrale.Tra i vicoli ecco altri assemblaggi, ingranaggi, rostri, catene, ruote, balestre, dentature. Che parlano, potenziati di senso, un linguaggio universale. «Monte Pagus gioiello urbano tra passato potente e attrazione fatale per il futuro: la scelta di Spoltore non poteva risultare più riuscita», osserva Dei Svaldi. «Dalla grandiosa opera concettuale del maestro nascono soggetti nuovi, non più riconducibili ai singoli segmenti compositivi, che vivono di una propria identità originaria, portatori di una genetica universale. Vedono la luce neototem, vigorosi argonauti, guerrieri, silenti. Che osservano, custodiscono, narrano di echi epici e di futuri possibili».