Lettere d’amore al Giro d’Italia

Sono dedicate ai campioni di ogni tempo.Partecipa la nipote di Gino Bartali
TORREVECCHIA TEATINA. Tra le altre, anche una lettera al campione che verrà. «Io non so come sarà il campione che verrà. Ma, spero, assomigli al campione che vorrei e amerei: libero di essere sempre e solo se stesso».
Le imprese epiche, i nomi dei campioni del passato, le indimenticabili voci dei giornalisti e i suggestivi paesaggi che hanno fatto la storia di una delle corse più belle ed appassionanti proprio mentre, fuori dal Palazzo del Marchese Valignani, sede del Museo della Lettera d’Amore, è in transito la carovana rosa del Giro d’Italia.
L’appuntamento con la cerimonia di premiazione del concorso “Lettere d’amore al Giro d’Italia” è fissato per domani mattina alle ore 11 a Torrevecchia Teatina dove, alla presenza della nipote di Gino Bartali, Gioia, saranno appunto premiati i vincitori di un concorso ideato da Massimo Pamio, direttore del Museo della Lettera d’Amore. Sul podio, ex aequo, tre donne, Liliana Capone, Laura D’Angelo e Mariaester Graziano, oltre cento le lettere arrivate da ogni parte d’Italia e selezionate da una giuria presieduta da Maurizio Formichetti.
Lettere nelle quali sono descritte le imprese di diversi campioni come lo stesso Bartali, riconosciuto come “Giusto fra le Nazioni” per aver contribuito, grazie al suo coraggio e all’inseparabile bicicletta, a salvare le vite di cittadini di origine ebraica, e che conquistò peraltro il suo primo Giro d’Italia proprio in Abruzzo, all’Aquila.
Poi i vari Adorni, Gimondi, Merckx ed il “camoscio d’Abruzzo” Taccone, le sfide tra Girardengo, Binda, Guerra, il “cuore matto” Bitossi e Dancelli, fino ad arrivare, al “grillo” Bettini e allo “squalo” Nibali. Una lunga ed appassionante storia, quella della “corsa rosa”, scandita da memorabili radiocronache come quelle di Mario Ferretti che, con voce spezzata dall’emozione, annunciava lo storico: «Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianca e celeste, il suo nome è Fausto Coppi».
Dal mito del “campionissimo” alla storia di atleti meno dotati, quelli che magari giungevano ultimi. Le cosiddette “maglie nere”, come Luigi Malabrocca: «A te, maglia nera, a te ultimo di un plotone di centinaia di uomini, innamorato di quel mezzo meccanico a due ruote. A te caparbio, volitivo uomo dedico questa lettera d’amore. Uomo di cui non si conosce il nome, che non sei entrato nella storia di questo magnifico sport che porta al traguardo solo con la fatica, il sudore ed il cuore».
C’è anche una lettera dedicata ad Alfonsina Strada, prima donna a partecipare al Giro d’Italia, frequente il richiamo allo sport come esperienza di vita: «Lì, su quelle strade insolite su cui tante volte la fatica del pedalare mi aveva insegnato a vivere, su quelle strade nuove miste ai ricordi del tempo, ho compreso che al cuore umano è destinato tanto di quel sentimento, quando è vivo, e che quello che conta non è il traguardo, ma il percorso. Quello che conta è dentro di noi, l’amore, ciò che custodiamo nel cuore». Ed un augurio agli atleti che attraverseranno l’Abruzzo affinché non dimentichino la nostra regione: «Tu, moderno Achille, che vinci la pioggia, il vento, il freddo, il caldo, la stanchezza, la fatica: vinci la tappa, vinci il Giro. Vinci su tutto e tutti. In questo giorno che volge al desio, mentre il sole tramonta a ovest, lasciando all’orizzonte purpuree memorie, ricordati della terra e della gente d’Abruzzo».
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