Linke: bighellonando e dialogando scopro l’Abruzzo Senza rughe

23 Febbraio 2020

Alla galleria Vistamare di Pescara la quarta personale del fotografo milanese riconosciuto a livello internazionale  

PESCARA. Matinée con partecipazione dell’artista, Armin Linke, oggi da Vistamare in Largo dei Frentani dalle 10.30 alle 13 per l’inaugurazione della quarta personale del regista e fotografo milanese nella galleria di Benedetta Spalletti a Pescara.
La mostra ha per titolo “Senza rughe” , espressione mutuata dalla definizione che Giorgio Manganelli ha dato della città di Pescara nella sua raccolta di scritti “La favola pitagorica”: città priva di passato e in perenne giovinezza che diventa per l’autore punto di partenza per un viaggio inedito lungo tutto l’Abruzzo. Con questa mostra, confermano da Vistamare, la galleria conferma la volontà di concentrarsi su progetti legati al territorio.
Armin Linke sceglie di procedere alla stessa maniera di Manganelli nella sua interpretazione del capoluogo adriatico e attraversando l’Abruzzo offre il ritratto di una regione tra rappresentazione fotografica e intersezione della memoria collettiva. Le 24 fotografie presentate sono una serie di “appunti e schizzi”: un progetto di mostra costruito lungo una serie di itinerari che si rivelano essere dialoghi. Le immagini di Linke, prive di presenza umana, ne smascherano la muta testimonianza nei segni stessi che l’individuo lascia al suo passaggio. Linke, uno dei più riconosciuti fotografi internazionali attivo nel reportage come nella ricerca audiovideo, prosegue la sua ricerca sullo studio del paesaggio e del territorio iniziata a Matera Capitale europea della cultura. .“Senza rughe” sarà aperta al pubblico, con ingresso libero, dal 24 febbraio al 18 settembre 2020, orari lunedì 9.30/13.30, martedì - venerdì 9.30/19.30 . Armin Linke ha commentato per Il Centro il suo lavoro sull’Abruzzo.
Linke, qual è il ritratto dell’Abruzzo che emerge dalla sua indagine sull’antropocene, l’era geologica in cui l’uomo diventa artefice dei cambiamenti geografici e climatici?
L’indagine sull’Abruzzo si differenzia dal rigore scientifico del progetto sull’antropocene perché ispirata dal concetto di flanerie, il bighellonare/passeggiare/vagare reso famoso da Walter Benjamin nel ’900. La mostra “Senza rughe” è costruita attraverso itinerari che si rivelano essere altrettanti dialoghi con le persone che mi hanno accompagnato lungo di essi, gli amici architetti e paesaggisti o il sindaco di Città Sant’Angelo, una sorta di casualità controllata e indotta da dialoghi e scambi con persone che conoscono meglio di me il territorio. Ovviamente l'idea del paesaggio come bene culturale plasmato dall’uomo attraverso la storia è presente, così come quella legata alle infrastrutture viste come innesti scultorei nel paesaggio.
Quali luoghi in Abruzzo più hanno colpito il suo sguardo e perché?
L’Abruzzo è un’area talmente vasta di stratigrafie culturali e visive da non poter essere rappresentata in una mostra o progetto chiuso o definito, ma solo potenzialmente in divenire o in modo “aperto”. Molti dei luoghi hanno qualità cinematografica, alcuni sembrano scenografie di un passato remoto, altri set di film di fantascienza. Tutti riecheggiano la definizione dello scrittore Giorgio Manganelli di un Abruzzo “grande produttore di silenzio”. Tracce storiche, come quelle ritratte nei borghi antichi di Città Sant’Angelo e Pescocostanzo, si sovrappongono alle infrastrutture satellitari della Piana del Fucino e agli scorci montuosi della Majella e del Gran Sasso. Le foto si svelano come scenografie su cui proiettare delle narrazioni. Alcuni dei temi affrontati sulle iscrizioni antropoceniche nel territorio e nel paesaggio sono anche presenti nella mostra “Blind Sensorium” recentemente presentata nel deposito archeologico del museo nazionale Ridola per Matera capitale europea della cultura, in mostra fino all'8 marzo 2020.
Qual è il suo sentimento di fronte al paesaggio abruzzese?
Quello che mi interessa dell’Abruzzo è che funziona come laboratorio di paesaggi e di tipologie fisionomiche che si trovano anche in molte altre regioni del mondo. Ma è anche un paesaggio che si modifica attraverso varie stagioni e stereotipi di rappresentazioni del territorio.
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