«Lo facevamo per fame o vendetta»

Intervista ad Angelica Montanari autrice del volume “Il fiero pasto”
PESCARA. Montanari, come è nata l’idea di scrivere un libro sul cannibalismo in Occidente?
«All’epoca della mia tesi di laurea, leggendo un articolo di Glauco Maria Cantarella su una rivista storica divulgativa, Medio Evo, che parlava di due o tre episodi di antropofagia rituale avvenuti a Firenze nel 1343. All’epoca, non esisteva una bibliografia specifica sul tema. Così, sono partita da storie raccontate in altri saggi più generali come quelli di Piero Camporesi per cercare altri episodi specifici di antropofagia».
Che cosa l’attirava nell’argomento?
«E’ un tema estremamente curioso. Mi attirava il fatto che riguardasse il corpo umano e l’atteggiamento verso la morte».
E che cosa ci raccontano questi episodi di cannibalismo su questi due temi?
«Parlano dei diversi modi di concepire la morte e la violenza in uno spazio pubblico. Lo studio dei diversi trattamenti del corpo umano dopo la morte ci dice tantissimo sulla vita degli uomini».
Lei racconta, fra gli altri, episodi di cannibalismo come quello avvenuto durante e dopo l’assedio di Brescia da parte di Enrico VII nel 1311: facevano parte della prassi delle guerre europee di quegli anni?
«C’erano episodi di antropofagia, durante quelle guerre, che non erano legati solo alla fame. Sono episodi che nascevano dalla volontà di vendetta, di offendere il nemico, di intimidirlo».
C’è anche il cannibalismo legato a vicende private, come il cuore dell’amante fatto mangiare alla donna fedifraga, frequente nelle novellistica. Lì che significato aveva l’antropofagia?
«C’è l’elemento della vendetta anche lì, ma, secondo la mia interpretazione, c’è anche un altro elemento. La donna, che dopo aver scoperto di aver mangiato una parte del corpo dell’amante si suicida, lo fa per per fornire una sepoltura pura all’oggetto del suo amore. Vuole preservare la tomba dell’amato come pura, non contaminata da altri cibi. Cito a memoria da una di queste novelle: “Non altra vivanda andrà su questo cibo”».
(g.d.t.)
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