Lorena L’Innocente decolla nella moda con un palindromo

8 Giugno 2015

La stilista teramana premiata al Mittelmoda «Ora lavoro a New York, ma se l’Italia mi vuole...»

TERAMO. Una giovane e dotata stilista abruzzese, Lorena L'Innocente, si è fatta onore alla 22ª edizione di Mittelmoda The Fashion Award, concorso internazionale per talenti emergenti ospitato nei giorni scorsi dalla Fiera di Vicenza. La teramana Lorena, 26 anni, laurea in Fashion Design alla Hochschule für Künste di Brema, stage ad Anversa, ha vinto il Premio speciale Lectra. A consegnarle l’importante riconoscimento l’imprenditore Matteo Marzotto, presidente di Mittelmoda International Lab.

Oltre 700 i partecipanti da 55 Paesi, solo 26 le collezioni ammesse alla passerella finale. Vincitori assoluti i britannici Peter Movrin e Katrina Wagster. Lorena L'Innocente, che da qualche mese lavora in un atelier a New York, ha raccontato al Centro la prestigiosa affermazione a Mittelmoda.

Che tipo di collezione ha presentato? E in cosa consiste il suo premio?

«Ho presentato la collezione con la quale mi sono laureata alla Hfk di Brema, “In girum imus nocte et consumimur igni - Andiamo in giro di notte, entriamo in un cerchio e siamo consumati dal fuoco”. L'ispirazione principale è il palindromo latino che le dà il titolo. Il mio premio è meraviglioso, è un pc con tutta la suite di programmi Lectra, che permettono di lavorare ai disegni tecnici, alle stampe, alla modellazione 3D, ai cartamodelli in maniera digitale. Un aiuto impagabile per un fashion designer».

Come ha vissuto l'esperienza di Mittelmoda? E come si è svolta la selezione?

«Passare 4 giorni insieme agli altri finalisti è stata una splendida esperienza. La selezione della giuria è avvenuta in base ai nostri portfolios, che dovevano contenere descrizione, servizi fotografici, schede tecniche e prove tessuto della collezione presentata, nonché altre collezioni precedenti per dare ai giurati un'idea del nostro approccio alla moda».

Cosa le ha detto Marzotto alla premiazione?

«Matteo è sempre stato gentilissimo con ognuno di noi, sia in occasione della mostra organizzata con i nostri outfits al fashion hub di Milano durante la settimana della moda, a settembre 2014, sia durante Mittelmoda. È stato particolarmente divertente vederlo consegnarmi un leone di peluche gigante. Anche Caterina Rorro, direttrice marketing di Lectra, è stata molto gentile».

Si pensa che chi vuol lavorare nel mondo della moda resti in Italia. Perché lei ha deciso di frequentare una scuola all'estero?

«Ho iniziato i miei studi in Italia, prima frequentando due semestri di Storia del costume alla Sapienza, poi altri tre allo Iuav di Treviso, dove ho realizzato che non c'era spazio per me e che non potevo permettermi carissime università private che offrono comunque una didattica non proporzionale al prezzo, quindi ho guardato altrove. Volevo provare esperienze nuove, come professori che rispondono alle mail degli studenti e sono seriamente e onestamente interessati a sviluppare le potenzialità dei giovani. Ho fatto domanda di Erasmus alla Hfk di Brema, accademia fornitissima dove è possibile studiare, pagare l’affitto, libri e materiali con un budget da studente. La nuova scuola, gli altri studenti e i prof sono diventati un po’ la mia famiglia, ovviamente dopo che il mio tedesco è diventato fluente».

Germania, Belgio, ora Stati Uniti. New York sarà la sua sede definitiva?

«Rimarrò qui sino a fine mese, poi tornerò a Brema per il master in Fashion Design. Dopo la laurea e la sfilata, che ho organizzato di notte in una stazione merci a Brema, ho viaggiato e imparato molto, spinta anche dalla mia cara prof di Tedesco delle superiori, Lorenza Coltrinari. Ora è il momento di mettere tutto in pratica. Non escludo di tornare a New York a fine studi. L'America è tutto un altro mondo rispetto all'Europa, con i pro e i contro che ciò comporta. New York è, con San Francisco, una delle poche città americane dove immaginerei di vivere per alcuni anni».

Qual è il suo lavoro a New York? E cosa fa nel tempo libero?

«Sono assistente della designer viennese Sonja Rubin per il marchio Rubin&Chapelle. L'azienda di moda è tutt'altro che grande, quindi mi occupo di un po' di tutto, dal design al drappeggio al cucire, fino all'organizzazione delle produzioni con le manifatture e delle sfilate durante la fashion week, e imparo molto ogni giorno. Fuori dal lavoro amo trascorrere tanto tempo da sola e dedicarmi ai miei interessi: visitare musei, shops, leggere, andare ai concerti, passare ore nelle librerie. Penso sia fondamentale cercare il giusto equilibrio tra pratica e ricerca di ispirazioni».

All'estero la moda italiana e i suoi stilisti sono ancora percepiti come eccellenza?

«Decisamente sì per quanto riguarda il gusto, decisamente no per professionalità e precisione. Io ho studiato in Germania, quindi non sanno mai come trattarmi».

Se arriva una proposta di lavoro dall'Italia torna?

«Ovvio che sì. Perché non dovrei? Me ne sono andata perché sentivo che non c'era spazio per me, ma se si presentasse una possibilità, la coglierei al volo. Sarebbe interessante dal punto di vista umano e lavorativo».

Progetti futuri?

«Una collaborazione per il mio master con la scultrice abruzzese Ilaria Gasparroni, grandissima artista e mia amica dall'infanzia. La collaborazione è partita qualche mese fa e speriamo ci porti a partecipare a un concorso di arte e moda che ci sta molto a cuore. Un'altra collaborazione è con l'artista serbo Nemanja Popadic, e poi un progetto col caro amico Marco Baitella, fantastico studente di Shoe Design al Royal College di Londra».

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