Lowlow: un disco per chi si sente solo

23 Marzo 2020

Esce Dogma 93 del rapper: «Non potevo rinviare, c’è bisogno di qualcosa di bello»

L’urgenza di comunicare in un momento difficile e di solitudine, ognuno chiuso nella sua casa ha spinto il rapper Lowlow (all'anagrafe Giulio Elia Sabatello, romano, classe 1993) ad andare avanti con il suo nuovo progetto discografico dal titolo Dogma 93 (per Sony Music) nonostante la situazione e a non tirarsi indietro davanti all’emergenza che sta piegando il Paese.
«Sicuramente è tutto molto più complicato ora», racconta al telefono dalla sua casa di Milano Lowlow, nome d'arte nato da una deformazione del nomignolo usato dalla madre quando era piccolo (Lolo), «ma non ho mai pensato di posticipare l'uscita del disco perché è un momento troppo importante per me e la mia carriera e poi perché in questo momento c’è bisogno di qualcosa di bello. Il mio è un piccolo gesto che può aiutare chi è chiuso a casa. Un augurio e una speranza». E neanche a farlo apposta c’è un verso nel brano Quello che cerco che rispecchia bene questo sentimento: «E quel giorno pure un sasso sarà bello, e avrà avuto un senso fare tutto questo. Succederà». «Ero partito da un’analisi di me stesso che si è trasformata in un messaggio a tutti coloro che stanno attraversando un periodo difficile. Forse è nei momenti di difficoltà che la mia musica può raggiungere le persone, dire agli altri che non sono da soli a soffrire e a sperare che le cose cambino», spiega Lowlow che con il suo nuovo album vuole aprire «una crepa nella curiosità dell'ascoltatore».
Dogma 93 – produzioni Big Fish – è un disco «cinematografico» (a partire dal titolo che cita esplicitamente Lars von Trier e il suo Dogma 95) costruito per immagini e su storie che si rincorrono tra i 14 brani. Arriva a2 anni da Il Bambino Soldato e segna un tassello nel processo di maturità della scrittura del rapper romano. «Il cinema è una grande fonte di ispirazione per me. E come i registi danesi che puntavano ad avere una loro cifra stilistica, il mio Dogma è una sorta di manifesto che risponde a una ricerca interna di una mia identità più che a un rifiuto di ciò che mi circonda», spiega il rapper. Nel disco trovano spazio temi che hanno un valore tanto personale quanto universale come il rapporto con l'ambizione (Superuomo), col male (Io potrei), con una società che tende a escludere (Jones Town), con una generazione che fatica a trovare il suo posto nel mondo (Non siamo niente), con l’anoressia (La ragazza nello specchio).