Lubitsch, il tocco magico della commedia di Hollywood

di Anna Fusaro «Dove finisce il teatro? Dove comincia la vita?»: Ernst Lubitsch se lo chiese, in anticipo su tutti, col suo capolavoro del 1942 "To be or not to be", "Vogliamo vivere!" nell'edizione...
di Anna Fusaro
«Dove finisce il teatro? Dove comincia la vita?»: Ernst Lubitsch se lo chiese, in anticipo su tutti, col suo capolavoro del 1942 "To be or not to be", "Vogliamo vivere!" nell'edizione italiana. Tra equivoci e travestimenti, realtà e palcoscenico si incrociano nel film con Carole Lombard, Jack Benny e Robert Stack, tornato restaurato e con spiazzante successo nelle sale quattro anni fa: una compagnia teatrale, impegnata nell'"Amleto" a Varsavia sotto l'occupazione tedesca, riesce a smascherare una spia e a prendersi gioco dei nazisti, Hitler compreso. L'ebreo berlinese Lubitsch, con il suo inconfondibile tocco, era riuscito a trattare in chiave di commedia il nazismo, ridicolizzandolo, un po' come Chaplin ne "Il grande dittatore".
Quest'anno due anniversari sono legati al maestro tedesco, naturalizzato statunitense, che contribuì a fare grande Hollywood: i 125 anni dalla nascita (avvenuta a Berlino il 29 gennaio 1892) e i 70 anni dalla morte (30 novembre 1947). Quasi un'ottantina di titoli nella sua filmografia, dalle prime commedie slapstick girate in patria, anche come attore (allievo di Max Reinhardt), ai film di sapore espressionista ai lavori in costume, fino alla chiamata della fidanzatina d'America, l'attrice Mary Pickford a Hollywood all'inizio dei ruggenti anni Venti, per dirigerla in "Rosita".
Lubitsch, figlio di un calzolaio russo e di una casalinga, non fu l'unico regista europeo a emigrare negli Stati Uniti all'affermarsi nel Vecchio Continente dei totalitarismi. Nella Mecca del cinema l'europeo Lubitsch ebbe immediatamente successo con le sue farse da operetta viennese ("Il principe consorte", 1929, con Maurice Chevalier), con le commedie da boulevard, con storie deliziosamente amorali raccontate con ineccepibile eleganza formale, come i sorridenti "Mancia competente" (1932) e "Partita a quattro" (1933).
È il "Lubitsch's touch", come lo definì l'allievo Billy Wilder, il marchio di fabbrica del suo cinema, delle sue commedie sofisticate, svitate, ciniche, in cui umorismo leggiadro, erotismo sottotesto, satira sociale (bersaglio soprattutto l'aristocrazia) e politica (come nell'esilarante "Ninotchka", lanciato nel 1939 con lo slogan "Garbo laughs!", Garbo ride), colpi di scena cospirano, fondando così la commedia americana, uno dei generi fondamentali dell'anteguerra. Il tutto attraversato dal folgorante umorismo yiddish.
Regista amato dai registi, Ernst Lubitsch era ammirato da François Truffaut, ed è amato da Peter Bogdanovich, che nel suo divertissement del 2014 "Tutto può accadere" omaggia la screwball comedy e il suo campione, citando apertamente "Fra le tue braccia" del 1946 con una battuta tormentone («Noci agli scoiattoli, o scoiattoli alle noci?») e inserendo nel sottofinale la relativa scena di Charles Boyer e Jennifer Jones. E sempre Bogdanovich, maestro ingiustamente dimenticato, a proposito del gioiello "Scrivimi fermo posta" (oggetto di molte imitazioni, come "C'è posta per te" di Nora Ephron nel 1998), ha sottolineato: «Lubitsch tira fuori da ogni storia una luce segreta e dà sostanza a ogni soggetto, realizzando al contempo una commedia affascinate e un commovente saggio su debolezze e follie umane». Nella sua lunga carriera Lubitsch diresse dive - Greta Garbo, Carole Lombard, Marlene Dietrich ("Angelo", 1937), Jennifer Jones - e divi, come Lionel Barrymore, Melvyn Douglas, Bela Lugosi, Gary Cooper, James Stewart. Attraversò brillantemente il passaggi dal muto al sonoro, che fece invece naufragare tanti attori e registi. Inventò perfino il film a sketch con "Se avessi un milione..." (1932), una serie di gag dirette da lui, che fu anche supervisore dell'operazione e altri sei registi. Ebbe tre candidature all'Oscar, ma, come accaduto a molti grandi nella fabbrica dei sogni, ne ricevette solo uno, alla carriera, nel 1947, poco prima della morte improvvisa.
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