Luca Marconi: io un tenore prestato al progressive rock

6 Febbraio 2019

Tra Gringore di “Notre Dame” e Rodolfo di “Mimì”  disco da solista del talento teramano del musical

TERAMO. Dal poeta Gringoire al romantico Rodolfo, passando per i Queen, per approdare al primo disco da solista. È in movimento e in ascesa la carriera artistica del multiforme talento teramano Luca Marconi, classe 1985, cantante, autore, attore, ballerino. Insomma, un performer a tutto tondo, una garanzia per le grandi produzioni del teatro musicale.
Che regolarmente si avvalgono della sua bravura, da Notre Dame de Paris a Roma Opera Musical, da Amleto Dramma musicale a Queen at the Opera, da Mimì è una civetta a Otello. Tra una tournée e l’altra Luca Marconi, che da tempo vive a Roma, ha trovato tempo e ispirazione per il primo album da solista, Freely Me, un bel disco melodico in cui è interprete e autore di testi, musiche e arrangiamenti ed è, come suggerisce il titolo, liberamente se stesso, con tutto il suo amore per la musica. «Ho prodotto il disco insieme a Simone Mammucari, fonico di Notre Dame de Paris e altre importanti produzioni di teatro musicale», racconta Luca Marconi. «Abbiamo pubblicato Freely Me a fine dicembre sui maggori store digitali, dove è disponibile in streaming e in download, ma il disco esiste anche in una versione fisica a tiratura limitata (sul sito lucamarconi.com ndc). Molti mi hanno chiesto proprio il cd. Per chi ama la musica spesso è importante avere l’oggetto, toccare il disco, avere in mano il libretto con i testi e le foto». In Freely Me suonano Gino Binchi, anche lui teramano, alla batteria, Andrea Recinelli chitarra, Nicolò Pagani basso e Edoardo Simeone piano.
Binchi e Recinelli facevano parte con lei a Teramo della band Picaroon’s Spark.
Era un gruppo di progressive rock melodico. Avevo 17 anni quando iniziammo nel 2002. Con Gino e Andrea siamo cresciuti musicalmente insieme, è stata naturale chiamarli a suonare in questo mio primo disco. Dei Picaroon’s Spark facevano parte anche Ignazio Semproni al basso e Paolo Di Rocco alle tastiere. È stata una bella esperienza, in 5 anni abbiamo prodotto 3 demo e un disco, Nightfeast in highfires wood, distribuito a livello nazionale.
A proposito di progressive, lei ha cantato per l’Orchestra Contemporanea di Toni Fidanza con Gary Green e Malcom Mortimore, storici componenti dei Gentle Giant. Che ricordo ha di quell’esperienza?
Straordinaria. Gary e Malcom sono professionisti pazzeschi, fondatori di un gruppo leggendario del prog-rock e capaci di mettersi a disposizione dell’orchestra e del direttore Fidanza con grande umiltà. Oltre al concerto di Teramo registrammo con loro il 22 luglio 2011 nel teatro di Atri l’album live The Other Face of Gentle Giant, distribuito in Italia e Giappone.
Come si definirebbe artisticamente?
Vocalmente sono un tenore, ma preferisco definirmi un performer dalle sfaccettature variegate, portato soprattutto per il teatro musicale, la mia dimensione naturale, dove è possibile indossare maschere e essere ogni sera un personaggio diverso, esplorando parti di te stesso che non puoi esprimere nella quotidianità.
Ha lavorato a lungo in Notre Dame de Paris di Riccardo Cocciante. È lo spettacolo a cui è più legato?
Sicuramente è stata la vetrina più importante, in grandi teatri e sempre con tanto pubblico. Nel 2011 partecipai alle audizioni e feci il provino con Cocciante. Ho interpretato il poeta Pierre Gringoire nella tournée italiana che per 2 anni ci ha portato in tutte le città, all’Arena di Verona. Sono stato richiamato per la tournée estera del 2013-14, i e oltre a Gringoire ero anche il capitano Febo. Siamo stati a Mosca, Istanbul, un mese a Singapore.
Con Cocciante il rapporto è proseguito. Come si è trovato?
Mi chiamò a cantare con lui in Cocciante canta Cocciante, alle Terme di Caracalla e al teatro greco di Taormina. È un artista istrionico, dalla forte personalità, magnetico e carnale, da cui prendere esempio nella gestione dello spazio scenico e se si vuole trasmettere emozione al pubblico. È molto esigente sull’esecuzione delle sue partiture, sulla fedeltà alle sue atmosfere musicali.
E con l’altro abruzzese Giò Di Tonno com’è andata?
È stato molto facile lavorare con Giò. Ci siamo trovati subito d’accordo su molte cose e abbiamo riso tanto. Anche lui è un esempio, ha saputo fare di Quasimodo una figura entrata nell’immaginario collettivo.
Remo in Roma Opera Musical, Laerte in Amleto prodotto da Pierre Cardin, Rodolfo di Mimì è una civetta. Quale personaggio le è più caro?
Rodolfo è stato un ruolo stupendo. Sempre in scena per un’ora e mezza, recitando, cantando, ballando. Una prova d’attore che mi ha fatto crescere professionalmente. Lo spettacolo, ideato da Cristina Mazzavillani-Muti e diretto dal regista di Broadway Greg Ganakas, è una rilettura della Bohème di Puccini in chiave moderna. Dal Ravenna Festival siamo stati in tutti i maggiori teatri italiani.
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