Lucchetti: «Il mio Papa della gente non è un santino»

28 Novembre 2015

Un «uomo preoccupato per tutta la vita». Jorge Bergoglio è raccontato così da Daniele Luchetti che ha fatto di questa immagine la chiave del film “Chiamatemi Francesco. Il Papa della gente” nelle...

Un «uomo preoccupato per tutta la vita». Jorge Bergoglio è raccontato così da Daniele Luchetti che ha fatto di questa immagine la chiave del film “Chiamatemi Francesco. Il Papa della gente” nelle sale in circa 700 copie il 3 dicembre, a pochi giorni dall'apertura del Giubileo, l'8 dicembre. Nel ruolo di Bergoglio, Rodrigo De La Serna, negli anni dal 1961 al 2005 e Sergio Hernandez dal 2005 al 2013. «A Buenos Aires ho ascoltato molte persone che conoscevano bene Jorge e altre che lo avevano visto da bambino, ma non riuscivo a trovare un filo narrativo. Poi è stato un po’ come un innamoramento. La preoccupazione era di non farne un santino, un film da turista», dice Luchetti. Prodotto dalla Taoduefilm di Pietro Valsecchi, distribuito da Medusa, il film avrà anche una versione per la tv, in 4 puntate da 50 minuti che andranno in onda su Canale 5 tra un anno e mezzo e sarà presentato in anteprima il 1° dicembre alla Sala Nervi in Vaticano. «Nato all'interno del Gruppo Mediaset è una grande sfida sia in termini artistici che di investimento economico. Viaggio umano e spirituale dalla giovinezza di Jorge, figlio di immigrati italiani a Buenos Aires, fino alla salita al soglio pontificio il 13 marzo 2013 in una San Pietro stracolma di folla, il film si concentra particolarmente sugli anni della dittatura militare e dei desaparecidos, lasciando fuori le tante voci di persone hanno avvicinato il regista per dirgli, racconta Luchetti, «Bergoglio era implicato nella dittatura». «Quando racconti una storia», osserva il regista, «devi stare dalla parte del personaggio, che in questo caso mi è sembrato talmente rotondo, chiaro, da capire che queste voci non c'entravano nulla nel mio percorso narrativo. Ho accettato le cose più credibili raccolte sul campo. La Chiesa che ho incontrato mi è sembrata straordinaria».

Una sfida che per Valsecchi è stata «la più grande» della sua carriera. «Volevo fare questo film sul Papa, sono volato a Buenos Aires ma mi svegliavo di notte con l'immagine del Pontefice che diceva: “chi è questo Valsecchi per fare un film su di me?”. Ho cercato un interlocutore in Vaticano per far leggere la sceneggiatura ma non ho trovato nessuno. Ora posso dire che è stata una scommessa vinta, la più importante della mia vita. Lo ha visto monsignor Guillermo Karcher, cerimoniere pontificio, e lo ha definito veritiero». Il Papa non lo ha visto e non si sa se sarà presente all'anteprima nella Sala Nervi. La somiglianza esteriore ha lasciato spazio alla ricerca interiore, nell'interpretazione di De La Serna ed Hernandez. «Non dovete somigliare ma evocare la parte emotiva», ha detto Lucchetti agli attori. «È stata una grande responsabilità interpretare Bergoglio dai 25 ai 60 anni, in un periodo tragico per il mio Paese», racconta De La Serna. «Anche ora faccio fatica a togliermi Bergoglio di dosso», dice Hernandez che si è profondamente immedesimato . Nel cast Alex Brendemuhl e Mercedes Moran nel ruolo di Esther Ballestrino, la professoressa di chimica di Jorge che avrà un ruolo fondamentale nell'aiutarlo a fare le scelte più vicine al suo cuore.

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