Luchetti: il mio nuovo film da Lacci di Starnone

Il regista ospite di Caravaggio incontri a Roma: una storia di coppia durissima, somiglia all’Italia d’oggi
ROMA. Una storia di coppia durissima, «che assomiglia molto all’Italia che stiamo vivendo». Così Daniele Luchetti descrive il film che girerà da Lacci, il romanzo di Domenico Starnone, coautore anche della sceneggiatura insieme al regista e a Francesco Piccolo.
«Quello di Starnone è un libro meraviglioso, molto tosto. Abbiamo da poco finito di scrivere e sto per iniziare la preparazione del film. Per ora non c’è ancora un cast, ma penso di iniziare le riprese a ottobre», spiega il cineasta nell’ultimo appuntamento della prima stagione Caravaggio incontri a Roma. Nel dialogo con il giornalista Paolo di Paolo e con il pubblico, il regista si è raccontato e ha introdotto la proiezione del suo ultimo film, Momenti di trascurabile felicità, interpretato da Pif e Thony, tratto di romanzi di Piccolo.
«Con i film che giro penso sempre di comporre in qualche modo una mia Storia d'Italia, utilizzando toni molto diversi. Stavolta ho raccontato il contemporaneo escludendo l'elemento politico», spiega. «In questo momento il cinema italiano ha tantissima forza e spinge sul racconto dei conflitti sociali. Io ho pensato di sottrarmi e raccontare la vita e la società italiana come vorrei che fossero, pacificate». Secondo il regista, «nel passato il consenso politico era basato su un’idea di competenza, almeno nelle intenzioni. Oggi invece il consenso è legato a elementi emotivi, si vuole vedere rappresentata la propria frustrazione. Non conta che la persona votata sia competente, ci si accontenta di sfogarsi, di dirigere la propria rabbia verso un nemico comune che viene fabbricato, come gli immigrati». Luchetti ha ricordato i tre anni da studente nella Scuola di Cinema Gaumont creata da Renzo Rossellini: «Lui non credeva nelle selezioni, così incontravi le persone più diverse in quei corsi. Era tutto molto esaltante. Venivano a farci lezione Scorsese, Chabrol, Bertolucci. È stata più un’utopia che una scuola classica».
Si sofferma sull'amicizia e collaborazione con Nanni Moretti, che ha prodotto il suo primo film, Domani accadrà (1988), ed è stato produttore e protagonista per lui de Il portaborse. «Ci siamo conosciuti a Cinecittà, quando giranvo il mio primo corto. Dico “Azione!” e sento dietro qualcuno che urla “Qui azione lo dico solo io!”. Chiedendomi chi fosse quel pazzo, giro l'angolo e vedo Nanni, vestito da pinguino. Aveva litigato con la sua troupe sul set di Sogni d'oro». L’idea di fargli interpretare il ministro rampante e corrotto di Il portaborse è nata perché «non riuscivamo a trovare un attore autorevole, immaginato in sceneggiatura, più grande d'età, che non ci chiedesse cifre esorbitanti. Abbiamo proposto il soggetto a Volonté e non gli è piaciuto poi a Paolo Villaggio. Alla fine mi è venuta l'idea che lui sarebbe stato l'interprete ideale: Nanni era dubbioso, pensava di essere troppo bello, troppo di sinistra, per quella parte... Alla fine ha accettato ed è stato perfetto».
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