Lui egoista e antipatico lei avara e ingiusta? E’ che dormono male...

L’AQUILA. Dormire poco non rende solo più nervosi, ma anche più egoisti e meno empatici. È quanto dimostra una ricerca pubblicata su Plos One, condotta nel dipartimento di Medicina dell'università...
L’AQUILA. Dormire poco non rende solo più nervosi, ma anche più egoisti e meno empatici. È quanto dimostra una ricerca pubblicata su Plos One, condotta nel dipartimento di Medicina dell'università dell'Aquila e coordinata dal professor Michele Ferrara, in collaborazione con ricercatori della Luiss e della Sapienza di Roma e dell'Università di Genova. A svelare tutti i segreti di Morfeo è lo stesso Ferrara.
Quanto incide il dormire sulla qualità della vita?
«Moltissimo. E certamente molto di più di quanto comunemente non si pensi. La qualità del sonno e quella della vita sono strettamente interconnesse, per questo è importante dire a tutti che dormire non è un “optional”, e non si può rimpiazzare con nient'altro».
Quali danni produce la mancanza di sonno?
«Se non dormiamo non stiamo guadagnando tempo, stiamo andando incontro ad una veglia di qualità ridotta, perché saranno ridotte le nostre capacità cognitive e comportamentali. La perdita di sonno provoca un generale rallentamento psicofisico, i nostri tempi di reazione si allungano, le nostre facoltà cognitive superiori si riducono. In particolare si riducono le cosiddette “funzioni esecutive”, quali la capacità di ragionamento logico, la flessibilità cognitiva, la capacità di pianificare e prendere decisioni corrette in ogni circostanza, così come l'empatia e la capacità di reagire correttamente agli stimoli con valenza emozionale. Tendiamo a diventare cioè meno empatici e più inclini a “vedere nero”.
Sono molte le categorie professionali che devono affrontare turni di lavoro prolungati e notturni. Quali sono gli atteggiamenti da mettere in atto in questi casi da parte del lavoratore per evitare danni al proprio organismo?
«Il lavoro notturno è sempre più diffuso e può avere come conseguenza stanchezza, sonnolenza diurna, scadimento delle prestazioni psico-fisiche, peggiormamento dell'umore. Quando è consentito, è opportuno fare un sonnellino durante il turno di notte. A tal proposito, alcune industrie giapponesi hanno istituzionalizzato il sonnellino notturno predisponendo apposite stanze. È importante che chi lavora di notte dorma il più possibile anche se è giorno. Bisognerebbe andare a dormire prima possibile dopo il turno di notte. È utile lavorare di notte in ambienti molto illuminati, mentre invece si dovrebbe minimizzate l'esposizione alla luce solare durante il ritorno a casa dopo il turno di notte, per esempio con occhiali scuri. Può essere utile continuare a seguire i propri rituali dell'ora di dormire e provare a mantenere un ciclo del sonno regolare, anche nei weekend».
La vostra ricerca ha dimostrato che uomini e donne reagiscono in maniera diversa alla carenza di sonno. Ci spiega le principali differenze tra i due generi?
«Nel nostro studio abbiamo riscontrato che le donne diventano meno inclini al rischio dopo aver passato una notte in bianco, scegliendo preferenzialmente lotterie che offrivano una vincita bassa ma quasi certa (piuttosto che alta ma molto improbabile). Al contrario, gli uomini tendevano a rischiare di più. Inoltre le donne hanno mostrato un comportamento maggiormente egoistico dopo deprivazione di sonno, scegliendo di dividere delle somme di denaro in modo più “iniquo” tra sè ed un altro partecipante rispetto alla condizione in cui avevano dormito normalmente».
Lo stress post terremoto ha inciso molto sulla serenità degli aquilani e anche sul loro sonno. Quali sono gli effetti della mancanza di sonno sui comportamenti sociali?
«Subito dopo il terremoto abbiamo affrontato l'argomento in due diversi studi. Il primo di follow-up, confrontando la qualità del sonno della popolazione aquilana pre e post-sisma. Abbiamo inoltre confrontato la qualità del sonno di questa popolazione con quella di popolazioni limitrofe, non esposte direttamente al sisma. Dall'analisi dei dati raccolti ben due anni dopo il terremoto (nel 2011) emerge che la popolazione aquilana presentava una qualità del sonno peggiore rispetto a quella riportata nel 2007. Analoghe differenze significative si riscontravano anche confrontando la popolazione aquilana con altre popolazioni non direttamente esposte all'evento, in quanto residenti ad oltre 100 chilometri dall’area del cratere sismico. Inoltre, la popolazione aquilana testata dopo due anni dal terremoto ha mostrato un aumento dei disturbi del sonno e un maggiore utilizzo di farmaci per dormire rispetto al 2007. Nel complesso, questi dati mostrano un evidente effetto negativo a lungo termine del sisma sulla qualità del sonno della popolazione aquilana e supportano l'ipotesi che una cattiva qualità delsonno ed eventuali disturbi ad esso collegati possano rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo del disturbo post-traumatico da stress (dpts). Nel secondo studio abbiamo indagato i possibili effetti dello stress post-traumatico sul sonno e sui processi di apprendimento e, in particolare sulla memoria spaziale, in un campione di giovani studenti universitari aquilani con dpts e in un gruppo di controllo. I risultati ottenuti, oltre ad evidenziare un generico peggioramento della qualità del sonno e una maggiore presenza di disturbi del sonno correlati al trauma nei soggetti con dpts, hanno mostrato una compromissione della memoria spaziale in questi soggetti».
Quante ore per notte bisognerebbe dormire?
«Il sonno è un bisogno primario, ma la sua durata varia, spesso in modo considerevole, da persona a persona. Oggi l'opinione più diffusa tra i ricercatori è che il bisogno di sonno abbia una distribuzione che va da un minimo di 4,5 ore ad un massimo di 10,5 ore, con una media compresa tra 6,5 e 8,5 ore. Il bisogno di sonno è in gran parte ereditario e il suo soddisfacimento dipende da molti fattori individuali. È evidente un generale declino della durata del sonno in funzione dell'età: a partire dalle 14-16 ore nel primo mese di vita, si registra una progressiva diminuzione di circa 30 minuti all’anno fino all'adolescenza, quando si dorme circa 9-10 ore per notte, per poi arrivare a dormire circa 7-8 ore in età adulta. Inoltre l'invecchiamento influenza negativamente il mantenimento e la durata del sonno».
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