Luoghi lontani stessa luce identici sguardi

Le foto del maestro Pasquale De Antonis dialogano con quelle di viaggio del figlio Riccardo
di Lalla D’Ignazio
Luce radente, ombre profonde, profili di maestose montagne e di volti bruniti dal sole, odori, fors’anche suoni simili all’eco portata dal vento. Qualcosa nelle immagini scattate da una impareggiabile Rolleiflex di un viaggio “zaino e sacco a pelo in spalla” in Afganistan del giovane figlio riportò con la mente Pasquale De Antonis al suo Abruzzo, alla sua luce, ai suoi volti scavati, alle sue montagne, ai suoi odori e fors’anche ai suoi echi di suoni lontani. A 15 anni dalla morte di Pasquale De Antonis (1908-2001), Riccardo , figlio del maestro della fotografia nato a Teramo, ha ripreso in mano quelle foto giovanili e ripescato gli scatti paterni dell’Abruzzo degli anni Trenta e ha cercato di ritrovare quel legame che il padre aveva colto al primo sguardo.
Nasce da qui, la mostra “Abruzzo 1935 - Afganistan 1978. Fotografie di Pasquale e Riccardo De Antonis”, che verrà inaugurata il 27 gennaio, alle ore 18.30 all’Acta International a Roma (via Panisperna 82-83) dove rimarrà allestita fino al 17 febbraio. Nasce dai ricordi di Riccardo. Quando, al suo rientro dall'Afghanistan, mostra al padre le fotografie prese durante il viaggio: «Pasquale, osservandole», così Riccardo rammenta, «non potè fare a meno di notare come in quei volti, in quei paesaggi, in quelle atmosfere, gli sembrasse di poter ravvisare “qualcosa” del suo Abruzzo, come lo aveva rappresentato tanti anni addietro, nei suoi ben noti lavori fotografici di indagine etnografica. Da qui il legame tra Abruzzo e Afganistan che dà il titolo alla mostra: paesi e tempi così lontani tra loro ma entrambi con quel “quid” universalmente poetico che li accomuna».
La mostra è composta di circa 26 immagini: tutte vintage bianco e nero quelle di Pasquale, quasi tutte inedite e a colori quelle di Riccardo (Acta International). La cura Diego Mormorio, storico della fotografia, che la introduce raccontando Pasquale De Antonis, «uno dei dieci più grandi fotografi italiani del Novecento, forse il più grande», scrive. «È stato tutt'uno con la fotografia: fotografo per inclinazione, per mestiere e per divertimento. Della fotografia conosceva ogni segreto. Era tecnicamente un “mostro”. Poteva fare ogni genere di fotografie, così come di ogni genere ne ha fatte».
E non può a questo punto non essere citata la lunga collaborazione con Luchino Visconti, che lo pretese sempre come fotografo di scena per il suo teatro. «Egli giunse all'arte fotografica giovanissimo. In una delle tantissime conversazioni che abbiamo avuto», ricorda Mormorio, «mi disse: “Ho cominciato a interessarmi alla fotografia a partire dal 1926, quando cioè ci siamo trasferiti da Teramo a Pescara. Comperai Esperimenti di cinematografia e fotografia e un'ottima macchina, la Murer, che si fabbricava a Milano e aveva, già allora, il millesimo di secondo”. Dopo aver trascorso tre anni a Bologna, nel 1934 De Antonis fece ritorno a Pescara e aprì uno studio al n. 51 di Corso Umberto». «Sono passati molti anni, non sembra vero, a Pescara tanti erano gli amici che la sera si riunivano nel mio studio», si legge in uno scritto di Pasquale, «ricordo Pietro Barberini, Giuseppe Di Prinzio, Ennio Flaiano, Francesco Paolo Serrano. Rimane una traccia viva di questi incontri in un racconto di Flaiano e in un suo disegno che e ancora sulla mia carta intestata. Quanti animati discorsi sull'arte, sulla fotografia e quanti sogni. Pescara nuova stava nascendo e alIa documentazione, che ne facevo, aggiungevo una ricerca per conservare tutto ciò che rimaneva dell'immagine che “Don Gabriele” ne dava nelle “Novelle della Pescara”. In quel periodo mi capitava spesso di accompagnare Tommaso Cascella nelle sue corse in automobile attraverso l' Abruzzo. (...) Casacanditella, Orsogna, Fara, Bocca di Valle, quanti viaggi in ogni luogo; c'era sempre molto da vedere e qualcuno da salutare, come a Guardiagrele quel meraviglioso artista che fu Modesto Della Porta per la poesia dialettale. In quegli anni venne in Abruzzo Corrado Alvaro che stava preparando un nuovo lavoro. Viaggiammo a lungo sulla Maiella». Così Pasquale pervenne a una vasta conoscenza della regione e tra il 1935 e 1936 poté fotografare alcune delle più belle e significative feste popolari abruzzesi.
Grazie a queste fotografie, nel 1936 De Antonis venne ammesso al Centro Sperimentale di Cinematografia.
Altri tempi altre avventure per il viaggio di Riccardo una quarantina di anni dopo: «Avevo saputo che Chatwin nel 1969 intraprese un viaggio in Afghanistan ed incuriosito da quelle culture mi decisi di seguirne ad anni di distanza gli itinerari. Era il 1978 ed ancora e forse per l'ultima volta si potevano visitare quelle terre respirando un'aria di pace. Partii con gli autobus di linea da Istanbul, allora città medio orientale ancora piena di fascini misteriosi (...). Arrivai al confine Afghano lì dove cominciava la strada in asfalto costruita dagli Americani che mi avrebbe portato ad Herat.
Un ciabattino riparò la borsa in pelle della mia Rolleiflex, chiedendomi per il suo lavoro degli spiccioli in moneta locale ed alla mia offerta di pagare con un dollaro, non avendo il resto e forse pensando di fare cosa gradita ad un occidentale, mi offrì in alternativa un pezzo di hashish, declinai gentilmente e ci lasciammo con un sorriso. Questo era l'Afghanistan che stavo per visitare».
E che per immagini racconterà ora in un dialogo speciale con il padre-maestro.
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