Lupi e Briganti per i trent’anni di Teatrabile

Oggi e domani due spettacoli in scena all’Aquila con Francesca Camilla D’Amico ed Eugenio Incarnati
L’AQUILA. Due spettacoli nel primo fine settimana del 2020: comincia così l’anno del trentennale di Teatrabile al Teatro-studio all’Aquila. Oggi alle 18 andrà in scena lo spettacolo “Paolo dei Lupi” ; domani alle 18.30 sarà la volta di “1861. Storie di Briganti”.
“Paolo dei lupi” è una messa in scena ispirata alla vita di Paolo Barrasso, figura affascinante di biologo e poeta amante della natura. La regia è di Roberto Anglisani, le scene di William Santoleri, le musiche della anglo-danese Hannah Fredsgaard-Jones. Lo spettacolo è realizzato da Bradamante Teatro e Florian Metateatro, con il sostegno di Oikos-Residenza per artisti, Montagne racconta, Residenza multidisciplinare della Bassa Sabina Terrarte, e con il patrocinio del Parco della Majella. In scena Francesca Camilla D’Amico, formata si nella Scuola di creazione teatrale di Paglieta e regista finalista, con “Courage”, al Premio Scenario per Ustica 2015.
“I861. Storie di Briganti” è uno spettacolo che sfata molti miti riguardanti il fenomeno del brigantaggio all’indomani dell’Unità d’Italia. Lo spettacolo è prodotto da Teatrabile in collaborazionecon il Tsa (Teatro stabile d’Abruzzo), per la regia di Eugenio Incarnati e vede in scena Alessandra Tarquini, Michele Di Conzo e Marco Valeri, con gli oggetti e i puppets di Marcello Salvatore e il contributo scenografico di Tiziana Terchi Nocentin). «In “1861”», spiegano le note di presentazione dello spettacolo, «si racconta di Luis Borgès: figura emblematica, appassionato generale Catalano, fu uno dei pochi a credere, fino in fondo, alla causa della restaurazione Borbonica. Sbarcato in Calabria con il suo fido plotone, convinto di trovare sostegno, appoggio ed eserciti al suo comando, fu presto deluso dalla realtà e, stremato dalle fatiche, si rese protagonista di una vicenda profondamente toccante e romantica, quasi una favola, che ebbe il suo tragico epilogo proprio dalle nostre parti, a Tagliacozzo, in uno di quei non rari giorni in cui, in terra d’Italia, eroi e carnefici si confusero indistinguibilmente. Se per noi, parlare di quei fatti, può servire a capire meglio chi siamo, per alcuni appare, tutt’ora, provocatorio; nelle nostre ricerche abbiamo imparato che, pur a distanza di un secolo e mezzo, esiste, tutt’ora, una schiera di scrittori ed intellettuali meridionalisti che guardano, alla storia di quei giorni in un’ottica nostalgica e, (nel 2020!) filo-borbonica».
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