«Mai giovane, mai vecchia» E’ la vita secondo Nada

26 Novembre 2016

La cantante presenta oggi a CepagattiArte il suo quarto romanzo “Leonida” Una storia sul tempo scritta da una artista che ha vissuto il tempo senza subirlo

di Rosa Anna Buonomo

«Non mi sono mai sentita giovane e adesso non mi sento nemmeno vecchia. Se penso alla mia vita, dopo tutto mi sento ancora leggera». A parlare è Leonida, la protagonista del suo nuovo romanzo di Nada Malanima. Pensieri che sembrano ben racchiudere la storia della vita della sua autrice, che da giovanissima (aveva 16 anni quando debuttò a Sanremo con la canzone “Ma che freddo fa”) ha dovuto convivere con un successo difficile da gestire. "Leonida", pubblicato da Atlantide Edizioni, è il quarto libro di Nada, arrivato dopo le prose e poesie de "Le mie madri" (2003, Fazi editore), il romanzo autobiografico "Il mio cuore umano" (2008, Fazi editore), il romanzo "La grande casa" (2012, Bompiani). "Leonida" racconta la storia di una vita. Quella di una ragazza che si allontana da una madre anaffettiva, da un'infanzia priva di amore, da un uomo, da una figlia non desiderata, dal suo Paese e anche da se stessa. Per poi riuscire ad affrontarsi e a riconoscersi. L’artista sarà l'ospite d'onore della seconda edizione di CepagattiArte, in programma fino a domani al Castello Marcantonio. Nada chiuderà il festival con la presentazione del suo romanzo domani, dalle 19, in una conversazione con l'editore Simone Caltabellota. Del suo libro e della sua lunga carriera l’artista parla in questa intervista al Centro.

Quando ha scoperto la scrittura e come è iniziato questo suo percorso?

«E' successo per caso, un po' come per tutte le cose che mi sono capitate nel mio lavoro. Ero piccola quando mi hanno spinto a fare la cantante. Con la scrittura è successo lo stesso. Sono una buona lettrice, da bambina ero anche piuttosto brava a scrivere, mi piaceva. Ma da lì a pensare di mettersi a scrivere dei libri era un'altra storia. C'è stato qualcuno che mi ha fatto capire che avevo qualcosa da dire: Simone Caltabellota (editore di "Leonida", ma anche il mio editor in tutti i precedenti libri) mi ha spinto. Ho cominciato ed è stata una scoperta anche per me».

"Leonida" racconta la storia di una vita. Come nasce?

«Non avevo una trama ben definita in testa, mi sono lasciata guidare dalle sensazioni. La storia è importante, ma è anche un mezzo per raccontare la vita, quello che siamo noi, che conosciamo. Mi piace raccontare i temi della nostra vita, che cerchiamo di capire, che affrontiamo tutti i giorni».

La famiglia di Leonida non è un luogo d'amore ma un luogo non positivo, che la segna e la spinge a intraprendere un percorso, allontanandosi da una situazione che le provoca sofferenza. Quanto sono importanti le radici?

«La famiglia può essere un luogo di contraddizione. A volte si ha paura di scoprire che tante cose non sono come pensiamo. Le radici Leonida le scopre alla fine. Sono importanti e sono un'altra cosa rispetto alla famiglia perché, al di là dei rapporti con gli altri, le radici sono te stessa, dove sei cresciuta, dove hai imparato a conoscere le cose, a sentirti appartenere in un luogo. Mancano sia alla madre che a Leonida e questo ha provocato in entrambe uno sbandamento nella loro vita».

Cos'è per lei il tempo?

«Non ho mai dato tanta importanza al tempo. Mi sono trovata a vivere le cose più grandi di me. Come Leonida, posso dire di non essere mai stata giovane e, quindi, di non sentirmi nemmeno vecchia».

Mettere le emozioni e la creatività nella musica e nella scrittura. Quale preferisce tra queste due forme d'arte?

«Mi è molto difficile dare una risposta. Quando faccio musica sento di dire che preferisco la musica e quando mi occupo di libri che preferisco la scrittura. Hanno un'importanza paritaria, perché nascono da me e dalla mia esigenza di raccontare».

E' arrivata al successo giovanissima. Cosa le ha tolto e cosa le ha dato?

«Ho avuto grossi problemi, ma sono riuscita a salvarmi e a non esserne travolta proprio per il mio carattere e le mie radici. Quel mondo che ho raccontato ne "Il mio cuore umano", il ricordo delle cose che avevo vissuto da bambina, mi ha aiutato a risolvere quello di una ragazzina che è stata proiettata in una vita non facile e che si è trovata a fare i conti con un successo così esagerato. Le cose si dovrebbero avere quando si sanno gestire. Ma ho fatto il mio percorso e oggi sono molto soddisfatta e contenta di come ho preso in mano la mia vita. Il mio modo di scrivere, di raccontare, di approfondire viene da un'adolescenza che non ho avuto e da tante cose che ho vissuto».

Ieri 25 novembre è stata la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Al tema del femminicidio ha dedicato una canzone, “Ballata Triste”...

«E' una piaga enorme di cui sentiamo parlare tutti i giorni. E' bene che se ne parli, ma bisognerebbe fare un'operazione nelle scuole, tra i bambini. Bisognerebbe far crescere le generazioni con un concetto uomo-donna molto più sano».

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