Mancinelli, dall’Aquila a Hollywood: «Le mie note danno il ritmo a Lebron»

21 Aprile 2021

Il maestro dirige l’orchestra di “Space Jam 2”, nuovo film d’animazione con la superstar del basket

Dall’Abruzzo a Los Angeles. Dalla provincia italiana alle grandi produzioni musicali e cinematografiche americane. La vita di Fabrizio Mancinelli sembra davvero la trama di un film hollywoodiano. Nato a Cles, in Trentino, ma cresciuto all’Aquila, si diploma in composizione e direzione d’orchestra al conservatorio “Casella”. Allievo di Giancarlo Menotti (fondatore del Festival dei due mondi di Spoleto) e di Luis Bacalov, nel 2008, grazie a una borsa di studio Fulbright, lascia l’Italia e vola a perfezionarsi nella University of Southern California. Inizia a comporre ben presto musiche per film, documentari e programmi tv. Nel 2018 la svolta: dirige l’orchestra che registra la colonna sonora (composta da Kris Bowers) di “Green Book”, il film di Peter Farrelly vincitore di tre Oscar. Da qualche settimana Fabrizio ha finito di registrare, sempre come direttore d’orchestra e sempre a fianco di Bowers, la colonna sonora di “Space Jam 2”, il sequel del celebre film d’animazione con Michael Jordan. A unirsi alla squadra dei Looney Tunes, questa volta, è stata la superstar del basket Nba Lebron James.
Mestro, che esperienza è stata e quando uscirà film?
È stato molto bello. Il film, che è molto divertente, uscirà qui in America il 16 luglio. Oltre che nei cinema, dovrebbe essere trasmesso contemporaneamente anche su piattaforma streaming.
Come è finito nella produzione?
Tramite Kris Bowers, con il quale avevo già lavorato per “Green Book”. Lui ha un legame particolare con la pallacanestro perché era molto amico di Kobe Bryant, con il quale aveva anche collaborato.
Ha conosciuto Lebron James?
No, anche se una volta si è connesso mentre stavamo registrando. Lo ha incontrato Kris. È una grande produzione, se fosse stata più ridotta forse una possibilità ci sarebbe stata. Poi qui le misure e le restrizioni anti Covid sono severissime.
A proposito, come avete registrato?
A sezioni. Prima gli archi, poi i legni e infine gli ottoni. Tutto separato, con mascherine e schermi di plastica a dividerci. Dovevamo fare un tampone tutte le mattine, e abbiamo continuato con questa procedura anche quando abbiamo iniziato a vaccinarci. Dirigere un’orchestra in queste condizioni non è facile, viene meno quell’armonia che nasce solo quando si suona tutti insieme, ascoltandosi a vicenda.
Malgrado viva a Los Angeles da dieci anni e stia per diventare cittadino americano, il suo legame con l’Abruzzo è ancora molto forte?
Assolutamente. Anche se i miei genitori, dopo il terremoto, si sono dovuti trasferire in Veneto, all’Aquila ho ancora tanti amici con i quali mi sento spessissimo, e c’è ancora una buona parte della mia famiglia. Seguo sempre quello che accade, sono stato anche testimonial della candidatura a Capitale italiana della cultura 2022. L’ultima volta che sono venuto è stato nel dicembre del 2019, ma non appena mi sarà possibile tornerò.
Era il suo sogno di bambino diventare musicista?
Ho sempre voluto fare questo. I miei genitori all’inizio avrebbero preferito che mi dirigessi verso porti più sicuri, infatti sono laureato in giurisprudenza e mi sono abilitato come avvocato. Ma sono stato perseverante e ho avuto la fortuna di incontrare 2 grandi maestri, Giancarlo Menotti e Luis Bacalov, che mi hanno spinto ad andare a studiare negli Stati Uniti quando ero ancora molto giovane.
A quali progetti sta lavorando in questo momento?
Sto finendo di realizzare un mediometraggio di animazione con il grande Andres Deja (uno dei più importanti animatori americani, supervisore all’animazione di personaggi come Roger Rabbit, Gaston ne “La bella e la bestia”, Scar ne “Il re leone” ed Ercole in “Hercules”, ndc) per le musiche di Richard Sherman, uno dei due famosi fratelli Sherman, autori, tra le altre cose, delle musiche di “Mary Poppins”. E a breve dovrebbe uscire un musical, di cui ho scritto le musiche originali, diretto da un giovane ma bravissimo regista italiano, Nicola Abbatangelo, molisano ma molto legato all’Abruzzo. Si intitola “The Land of Dreams”, è ambientato a New York negli anni Venti del Novecento e ha un cast internazionale.