“Mancini e Gemito”, arte nel ventre di Napoli

Al Museo dell’Ottocento di Pescara 140 opere dall’Italia e dall’estero. Sgarbi: immagini vere che vibrano, materia viva
PESCARA . C’è Napoli tra genio e follia, il travaglio di un popolo trasfigurato in poesia, l’esplorazione del vero mai prima così nuova, vissuta, moderna nell'arte di Antonio Mancini e Vincenzo Gemito. Due anime in comunione nel ventre ribollente della città-teatro partenopea, due parabole umane e artistiche straordinariamente affini per sentimento e immaginazione, due identità in fase di riscoperta internazionale per la prima volta a confronto nella prima grande mostra organizzata dal Museo dell’Ottocento-Fondazione Di Persio Pallotta, a Pescara. L'importante esposizione semplicemente intitolata “Antonio Mancini e Vincenzo Gemito”, è stata inaugurata ieri nella sede del Museo in Viale Gabriele d’Annunzio 128, subito dopo la presentazione a Palazzo di Città, sempre alla presenza di Vittorio Sgarbi, sottosegretario di Stato al ministero della Cultura.
Fino all’11 marzo in mostra 140 opere provenienti da collezioni private italiane ed estere e da importanti musei, con dipinti, disegni e sculture che approfondiscono i linguaggi dei due artisti da punti di vista inediti. Curata da Manuel Carrera, Fernando Mazzocca, Carlo Sisi e Isabella Valente, la mostra ha il patrocinio del Consiglio regionale dell’Abruzzo, Comune di Pescara e Consiglio nazionale delle Ricerche, oltre ad aver ricevuto la preziosa collaborazione dell’associazione Mets Percorsi d’arte per il reperimento di numerose opere.
Per la prima volta si propone un confronto tra il pittore Antonio Mancini (Roma 1852-1930) e lo scultore Vincenzo Gemito (Napoli 1852 –1929), protagonisti straordinari dell’arte italiana ed europea tra metà Ottocento e primi decenni del Novecento, che nel ventre di Napoli si sono scoperti affini per sensibilità, sguardo, passioni.
Mancini, pittore, osserva al microscopio e dipinge scugnizzi, piccoli fiocinieri, acquaioli, fioraie, garzoni senza destino che circolano ignorati nei vicoli della città e che altro non sono che il suo autoritratto; la sua, una vita tormentata e segnata da disturbi mentali. Gemito, abbandonato ancora in fasce e cresciuto nei vicoli dove la vita è povertà e improvvisazione, riesce a diventare uno degli artisti più apprezzati della sua epoca. Le sue opere, e in particolare i suoi celebri ritratti di scugnizzi (come lui) hanno portato ovunque, in Italia come all’estero, il profumo di Napoli e il respiro dell’anima popolare napoletana, soggetti trascurati dalla pittura accademica e ora protagonisti di un nuovo sentimento del vero.
«Febbre violenta di vita», così, citando Verga, Sgarbi ha definito le sculture di Gemito e le pitture di Mancini. «Immagini vere che vibrano, materia viva», ha continuato il critico nella sua lectio sulla mostra. Una mostra commovente, oltre che originale. «Parigi», ha aggiunto Sgarbi, «non ha avuto l’intuizione, che ha avuto Pescara, di legare i due coetanei in modo da leggere il loro percorso artistico». Il confronto ravvicinato tra i due artisti e compagni di strada – nati nello stesso anno e scomparsi a poco tempo l’uno dall’altro – è reso possibile dalla presenza di capolavori caratterizzati da molteplici materiali e tecniche, pittura su tela e su tavola, scultura in terracotta, cera, bronzo e marmo, disegno. Le opere sono state concesse da collezioni private e istituzioni museali quali la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il Museo delle Raccolte Frugone di Genova, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro – Raccolta Lercaro di Bologna, la Galleria d’Arte Moderna di Roma, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Direzione regionale Musei Campania – Museo Certosa di San Martino di Napoli. Un fondamentale prestito, sottolineano i curatori della mostra – massimi esperti dell’arte dell’Ottocento – deriva dalla Collezione Intesa Sanpaolo – Gallerie d’Italia di Milano e Napoli, con ben sedici opere. «Un senso di gratitudine sincero per la coppia Di Persio-Pallotta», ha voluto riconoscere Michele Coppola, executive director Arte Cultura e Beni storici di Intesa Sanpaolo, aggiungendo: «Un miracolo che si rinnova grazie alla forza del Museo dell’Ottocento, che svela al pubblico, oltre alle proprie collezioni, nuclei di altri musei e gallerie italiani e stranieri con la scelta di rimanere a Pescara, svolgendo un lavoro di caratura internazionale».
L’esposizione è inoltre arricchita dalle diciassette opere di Antonio Mancini appartenenti alla collezione permanente del Museo; catalogo a cura di Silvana Editoriale. Il Museo dell'Ottocento è aperto dal martedì alla domenica in orario 10-13 e 16- 19.30, previste visite guidate.

