Mangiare con le dita e vivere felici...

La nuova moda coniugata con la tradizione abruzzese
di Jolanda Ferrara
Si chiama “finger food” e si mangia con le mani, o meglio “in punta di dita”. Uno o due bocconi così in piedi, vagando allegramente tra commensali in mise di gala, al raduno in spiaggia o merenda in giardino. Un modo di mangiare social, che favorisce l'incontro e la libertà di scegliersi con chi parlottare nel corso del pranzo veloce-cena leggera-aperivo al tramonto-vernissage-anniversario da festeggiare. Ogni occasione è buona per il finger style. Di pesce o carne, crudo o cotto, vegetariano, fruttariano, vegano, gluten-free, sugar-free (ma dolce).
Miniature di cibo comunque attraente, divertente, elaborato, di qualità. Studiato nell'estetica per adattarsi alla “presa” nello spazio ridotto di bicchierini, cocottine, barchette di legno accompagnate al massimo da miniposate. Bocconcini da ammirare e poi assaporare, tanto giocano sull'esercizio sensoriale: tatto, vista, olfatto, gusto. Passaggi obbligati per cogliere appieno l’anima antica del cibo – mangiato con le mani, appunto, come nella preistoria, nei banchetti romani, sui tappeti orientali - e il suo legame identitario col territorio.
E' il caso del finger che, ultima tendenza, incontra lo street food, le forme popolari del cibo di strada. Cibo che racconta, più e meglio che servendosi di forchetta e coltello. Un ripescaggio di identità primitiva in forme attualizzate, in sintesi, il finger food. Che per le sue dimensioni ridotte evoca essenzialmente leggerezza, frugalità, concentrazione (di sapore), stupore e quindi emozione. E un motivo di vanto dell'abilità del cuoco, va da sé.
Tra minisandwich, crostatine, praline, tartare e gelato salato ne diamo un saggio con le ricette fornite da alcuni bravi esponenti della cucina d'autore in Abruzzo. Una scelta alimentare ideale per i ritmi veloci della vita quotidiana? Lo abbiamo chiesto a Roberto Casaccia, insegnante di scienze degli alimenti all’Istituto alberghiero De Cecco di Pescara.
«Indubbiamente il vantaggio della piccola porzione gioca a favore ma è altrettanto vero che un finger tira l'altro», commenta l'esperto. «L'idea delle miniporzioni aiuta al frazionamento dei canonici cinque pasti nell'arco della giornata offrendo varietà e maggiore appetibilità. Ma come accade per le porzioni tradizionali di cibo, il finger food presenta componenti più o meno salutari e più o meno caloriche in base alla natura e alla qualità degli ingredienti adoperati. Tutto va lasciato sempre alla moderazione individuale, sapersi regolare quando è il caso. E' evidente che assaggi a base di pesce poco elaborato, cereali con verdure e frutta fresca, risulteranno più leggeri e completi dal punto di vista nutrizionale rispetto a mousse più grasse e magari anche zuccherate».
Tra le varianti di finger giudicate “ottime” e da preferire sempre sono quelle a base di pesce azzurro, legumi, ortaggi, cereali. Quanto all'economicità in fatto di spesa e di tempo di realizzazione, va osservato che, seppure in piccolo, si tratta di preparazioni elaborate - “se fatte bene” - quindi ugualmente dispendiose.
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