MANNARINO: VOCE E CHITARRE PER IL LIVE DI ATRI

27 Luglio 2023

Il concerto sabato in piazza Duchi d’Acquaviva Il 6 agosto si replica all’Anfiteatro di Alba Fucens

PESCARA. «Siamo dei sarti, degli artigiani: chi fa il mio lavoro, lo fa per creare emozioni». Porterà musica ed emozioni ad Atri, Alessandro Mannarino. Il cantautore romano farà tappa ad Atri sabato 29 luglio con il tour Corde 2023, nell’ambito di Atrincontra 2023: dal solstizio a San Lorenzo e poi, il 6 agosto, nel magico scenario dell’'anfiteatro romano di Alba Fucens, per la rassegna Festiv’Alba 2023.
L’appuntamento di sabato prossimo è nella suggestiva piazza Duchi d’Acquaviva di Atri, dalle ore 21.30. A distanza di dieci anni dalla tournée di Corde: concerto per sole chitarre, avventura che lo ha visto esibirsi al fianco di Fausto Mesolella, Tony Canto e Alessandro Chimienti, cui è seguita l’edizione 2015, Mannarino è tornato a incantare le platee con un concept originale che mette al centro il suono degli strumenti a corda. In scena, uno spettacolo totalmente rinnovato, in cui le corde saranno protagoniste indiscusse dello show e vestiranno di nuovi abiti i brani più amati del suo ricco e variegato repertorio. Sul palco anche Alessandro Chimienti e Tony Canti alla chitarra, Marco Bardoscia al contrabbasso e le coriste Lavinia Mancusi, Simona Sciacca e Gioia Persichetti.
Il cantautore romano ha raccontato il progetto al Centro, in occasione della sua partecipazione ad Atrincontra, manifestazione organizzata dall’associazione Abruzzo Ontario in sinergia con il Comune di Atri.
Quali sono le particolarità di Corde 2023?
È un tour totalmente diverso dal precedente, che era, invece, legato al disco e seguiva un discorso coerente, musicale e di pensiero. In questo concerto che sto portando ora in giro diciamo che, invece dello show, dell’idea principale da raccontare, mi racconto più io, ci sono io più al centro e ho molto più spazio per la voce e i testi. Ci sono con me due chitarristi, un contrabbassista e tre coriste che usano le voci come se fossero strumenti, come una sezione strumentale. È un concerto che ripercorre tutto il mio pensiero. Ci sono brani tratti da tutti gli album, rivisitati, solo chitarra e contrabbasso.
Cosa rappresenta per lei la musica?
È ricerca di emozione. Siamo dei sarti, degli artigiani: chi fa il mio lavoro, lo fa per creare emozioni. Ho cercato di aggiungere all’emotività un pensiero, ho cercato di emozionare facendo anche pensare, trasferendo le mie idee nelle canzoni. Idee sulla società, sul mondo.
Che ricordo ha dei suoi esordi?
Suonavo la chitarra nei localini, facevo anche il dj perché mi piaceva fare ricerca musicale. Mi esibivo nei locali di San Lorenzo, nella zona studentesca, al Brancaleone, nei centri sociali. Mi piaceva moltissimo fare ricerca musicale, ero appassionato. Mettevo world music, poi cominciavo i miei concerti; in alcuni casi, facevo sessioni di dj, mettevo musica più elettronica, cose sperimentali inglesi e indiane, leggevo Alda Merini, avevo mixato Gabriella Ferri con la musica di Trentemøller ... esperimenti, un po’ di avanguardia a Roma. Con scarsissimi risultati, perché erano cose più cerebrali. Quando facevo il dj, invece, facevo ballare tutta Roma.
Tra Africa, Sudamerica, Stati Uniti, nel corso della sua carriera ha fatto tanta ricerca musicale. C’è qualcosa che le interesserebbe ancora approfondire?
Penso che tutto quello che sono andato a cercare in giro per il mondo facesse parte di una ricerca che forse, alla fine, porterà a togliere il più impossibile, sempre di più. Ad arrivare alla nudità. Ho studiato i ritmi, i suoni del mondo. Tutto il bagaglio che mi porto dietro dovrà confluire in una nuova scoperta che non è più qualcosa che viene da fuori: ossia inventarmi qualcosa di nuovo che ha a che fare con le mie radici.
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