Mantegna a Roma, visioni tra fede e storia

30 Settembre 2018

“Ecce Homo” il grande protagonista a Palazzo Barberini accanto alle solenni opere dei Maestri della Madonna Straus

ROMA. L’aspetto arcaico della tela, come una antica icona, a rafforzarne la valenza cultuale e simbolica, ma anche la geniale e scientifica costruzione delle forme e dello spazio, per porre lo spettatore dentro l’immagine: il volto sofferente del Cristo nel celebre Ecce Homo di Andrea Mantegna è il grande protagonista a Palazzo Barberini, dove le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma presentano “La stanza di Mantegna. Capolavori dal Museo Jacquemart-André di Parigi”, allestita fino al 27 gennaio.
La mostra, attraverso 6 opere del Rinascimento italiano, raccolte dal collezionista Edouard André (1833-1894), costruisce un affascinante percorso sulla pittura devozionale del '500 che racconta molto anche di una fase della storia del collezionismo d’arte europeo della fine del XIX secolo, quando esplose la passione per i maestri rinascimentali e delle scuole veneta e toscana. L’esposizione ha il merito di permettere al pubblico di ammirare da vicino l’arte del Mantegna (Isola di Carturo, 1431 – Mantova, 13 settembre 1506) di cui a Roma non si conservano opere autografe: accanto all’Ecce Homo infatti è esposto anche un secondo lavoro dell’artista veneto, la Madonna con il Bambino tra i santi Gerolamo e Ludovico di Tolosa. Completano il percorso la Madonna col Bambino di Giovanni Battista Cima da Conegliano, il ritratto su pergamena di Giorgio Schiavone, il Mosè in bronzo di Andrea Briosco detto il Riccio e il disegno di scuola mantegnesca Ercole e Anteo.
La mostra su Mantegna si svolge in contemporanea con un altro appuntamento, quello di “Gotico Americano. I Maestri della Madonna Straus”, che presenta due tavole dei cosiddetti Maestri della Madonna Straus in arrivo in Italia dal Museum of Fine Arts di Houston.
I due lavori trecenteschi, straordinariamente conservati, sono tra di loro complementari e, nonostante gli studi, ancora non è stato possibile stabilire l’identità personale degli artisti medievali che li hanno realizzati: la definizione di Maestri della Madonna Straus si deve infatti al collezionista americano Percy Selden Straus (1876-1944), che con la moglie nei primi decenni del '900 creò la sua raccolta di opere d'arte.
Si tratta di opere solenni, da contemplare, al tempo stesso immagini di culto e oggetti preziosi che comunicano amorevolezza negli sguardi e nelle posture della Madonna e del Bambino, ma anche il presagio della Passione futura. In entrambe a predominare è l’oro (grande la maestria degli artisti nell’uso della foglia d’oro) come emblema della luce divina, e come strumento di ornamento della tavola stessa. La tavola più antica è quella ascritta al Maestro senese, artista influenzato da Simone Martini, ed è esposta accanto alla Madonna di Palazzo Venezia, appartenente alle Collezioni delle Gallerie Nazionali, per poterle confrontare dal momento che in passato i due lavori erano stati posti in connessione perché particolarmente affini.
Le opere provenienti dal Museum of Fine Arts costituiscono un prestito eccezionale, se si considera che dal 1944, anno in cui i due capolavori sono entrati in possesso del museo di Houston, la tavola del Maestro Senese della Madonna Straus non è mai stata esposta in Europa e l’altra è stata in mostra una volta sola, a Parigi, nel 1976. «Proseguiamo con la nostra politica di organizzazione di piccole mostre, che non hanno biglietti aggiuntivi e che sono fuori dalla logica del blockbuster», spiega Flaminia Gennari Santori, Direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, «sono progetti che ci permettono di studiare e restituire valore a ciò che abbiamo nella nostra collezione, dando un ritmo diverso di visione al nostro pubblico».
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