Manzini, suspense senza Schiavone

Torna con “Tutti i particolari in cronaca” l’autore abruzzese del ruvido vicequestore che in tv è Giallini
CHIETI. Antonio Manzini senza Rocco Schiavone e in trasferta dalla Sellerio alla Mondadori? Sì. E non solo. Con “Tutti i particolari in cronaca” lo scrittore di origini abruzzesi (Chieti) accantona la dirittura narrativa che segue in terza persona l’amarezza sarcastica del vice questore incline alle canne e preso da dialoghi con la moglie morta ammazzata.
Qui invece si ha una specie di metaromanzo, però privo di sperimentalismi ed altrettanto efficace sul piano della suspense crescente che guida il lettore da uno stadio all’altro di una vicenda scomposta in due punti di vista. Il primo è quello di Walter Andretti, giornalista quarantenne cooptato dallo sport alla cronaca di un quotidiano provinciale in lotta contro la concorrenza per le vendite. Il secondo costituisce il vero e proprio andamento del libro. Si tratta dell’esistenza solitaria, anzi, solipsista, di un individuo che lavora nell’archivio del tribunale, i cui faldoni dei casi andati in giudizio gli «parlano», a volte gli «urlano», per chiedere giustizia. Si chiama Carlo Cappai. Sui sessanta, due anni da poliziotto, trascorsi da giovane ribelle verso la figura del padre, magistrato fascista e massone. Le strade di Andretti e Cappai s’incrociano sporadicamente nei sotterranei del tribunale, quest’ultimo dagli evidenti rimandi al “Processo”, di Franz Kafka. Il giornalista ci va per consultare i precedenti del processo a Daniele Martellini, accoltellato di notte fra le vie di una Bologna nominata solo alla fine. Ora vittima, in passato sospettato di avere ucciso i genitori per incassarne l’eredità, facendo figurare la cosa come doppio malore dei due anziani. Sua accusatrice, la sorella Luisa, che sconta una disparità di trattamento nel lascito familiare. Andretti indaga anche su un altro delitto, quello di Flavio Zigon, freddato a colpi di pistola sulla riva di un lago, appartato con una prostituta nigeriana che l’assassino risparmia. Entrambi gli omicidi preludono a quello definitivo. Luigi Sesti, viveur e protagonista delle cronache rosa, tornato in città per i funerali del padre, viene trovato cadavere nel bagno turco di una spa. Trafitto da un oggetto appuntito. Come accadde decenni prima a Giada, la migliore amica di Cappai, lasciata sul pavimento del capoluogo felsineo durante i moti del ’77. L’inchiesta a puntate di Andretti, che lui riporta sotto forma di diario, e il racconto riferito all’archivista del tribunale assommano a un unico manoscritto, con caratteri tipografici diversi, ricevuto all’inizio da una donna si mette a leggerlo in parallelo a quanti sfogliano queste pagine. “Tutti i particolari in cronaca” va considerato tutt’altro che un giallo nel giallo, a scatole cinesi. Bisogna parlare di prova d’autore, per Antonio Manzini, di origini chietine, con il fulminante esordio nel 2004 di Sangue marcio, storia di un serial killer, di ambientazione aquilana. Staccandosi dalla serialità di Schiavone, sceglie di raffrontare il climax del thriller alle progressioni della coscienza di Cappai e alla crescita accelerata di Andretti, che da mero cronista diviene testimone letterario di una tragedia giustizialista le cui coordinate vanno ben oltre i particolari in cronaca.

