Mapplethorpe danza al Madre di Napoli

7 Gennaio 2019

Nella retrospettiva le opere in bianco e nero tra performance e antichità del fotografo americano morto a 43 anni

NAPOLI. L'imagerie in bianco e nero di Robert Mapplethorpe, uno dei più grandi fotografi del XX secolo, è al centro della grande retrospettiva “Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra / Choreography for an Exhibition” allestita al Museo Madre di Napoli, riconosciuto il più importante museo d’arte contemporanea del Mezzogiorno.
Curata da Laura Valente, presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, e Andrea Viliani, direttore del Madre, la mostra è organizzata in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York e comprende oltre 160 opere, allestite in ipotetico dialogo con opere archeologiche, antiche e moderne. Per la prima volta nella storiografia espositiva dell’artista statunitense, l’esposizione è arricchita da un inedito e articolato programma performativo, in cui sono coinvolti alcuni dei più importanti coreografi internazionali. “Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra” propone un’esperienza conoscitiva unica delle opere dell’artista newyorkese scomparso nel 1989 a soli 43 anni per complicazioni dovute al virus dell’Aids.
Al centro di infuocati dibattiti su bello artistico e sesso, accusato di oscenità per l’aperta natura erotica e omosessuale di molti dei suoi lavori, a Mapplethorpe oggi si riconosce il merito se in fotografia è caduta la barriera artificiale fra arte e pornografia. L’esposizione in corso al Madre mira a reinterpretare la sua opera alla luce del dinamismo dei corpi ritratti e della costante tensione verso la «perfezione della forma».
«La mia ossessione è la bellezza. O meglio, la perfezione, ben sapendo che è irraggiungibile. Però la mia ricerca va verso la ricreazione di una idea suprema di bello, di pieno di grazia». Dalla rilettura di questa dichiarazione autobiografica muove il programma di interventi performativi site specific commissionati dal Madre ad alcuni tra i più famosi coreografi internazionali. Ispirata dalla celebre serie fotografica in mostra “White Gauze” (1984) ha preso vita attraverso i corpi dei performer avvolti e ridisegnati dal tessuto "The Floating Grace", creazione originale del video maker ucraino Vadim Stein: l’eco di due grandi artisti statunitensi del XX secolo, il mondo in black and white di Mapplethorpe e la leggenda della danza Martha Graham.
I principali motivi dell’opera di Mapplethorpe muovono intorno ai canoni dell’arte neoclassica, l’affievolimento delle differenze tra generi e identità sessuali; il contrasto bianco-nero, la fragilità del confine tra dolore e piacere. Fino al seducente glamour della scena artistica e culturale newyorkese degli anni 70-80 con i ritratti di Andy Warhol, Debbie Harry, Patti Smith, Arnold Schwarzenegger. Il tutto mescolato, al Madre, in un gioco di evocazioni con il racconto di una Napoli in perenne oscillazione tra vita e morte.
In dialogo costante con la storia dell’arte e con le possibili matrici che essa fornisce alla fotografia contemporanea, il percorso di visita si sofferma sulla selezione di opere archeologiche provenienti dal Museo Archeologico di Napoli e di disegni, dipinti e sculture del Museo e Real Bosco di Capodimonte. «Mapplethorpe», si legge da una citazione di Michael Ward Stout, presidente della Robert Mapplethorpe Foundation, «apprezzava l’arte contemporanea, ma la sua vera passione erano i capolavori dei grandi maestri, soprattutto la scultura. Si sforzava di catturare, attraverso la sua fotografia, la particolare forma di perfezione che percepiva nel lavoro di Michelangelo e di altri maestri rinascimentali». Fino all’8 aprile 2019, info: 08119737254.
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