Maradona e quella rovesciata che fece impazzire l’Abruzzo

18 Aprile 2023

I ricordi di chi ha sfidato e incrociato un mito del calcio diventato un’icona pop Il portiere Pacchiarotti: «Segnò una rete incredibile, poi mi regalò la maglia»

Un gilet antipioggia e poi la divisa azzurra da allenamento e i calzettoni tirati su fino alle ginocchia: sull’erba inzuppata dello stadio Angelini di Chieti c’è Diego Armando Maradona che si allena a tirare le punizioni: prende la rincorsa e la mira, calcia il pallone bianco con le geometrie nere a formare una stella e gonfia la rete. In campo soltanto lui, il re di Napoli, e il portiere. È un calcio che non c’è più quello ripreso dalle telecamere di Rete8 nel 1987: un’atmosfera vintage quando i giornalisti e gli operatori tv potevano arrivare fino al campo senza troppi permessi. Come Gianni Minà quando, nel 1976, violò la terra rossa del Foro Italico per intervistare Panatta durante uno scambio nella finale degli Internazionali di Roma contro Vilas. C’è Maradona al centro di un’altra puntata di “Storie - Le Emozioni della Vita”, il programma di Rete8 in collaborazione con il Centro, in onda stasera alle ore 21 con la regia di Antonio D’Ottavio. Maradona il campione, accolto dalla folla in Abruzzo, autore di un gol che ribaltò le leggi della fisica al portiere dal caschetto biondo, Gianluca Pacchiarotti del Pescara; Maradona l’uomo fragile, raccontato in un fumetto che porta la firma di un talento lancianese della matita, Ernesto Carbonetti; Maradona il mito, sospeso tra maglia numero 10 e una vita da icona pop nei ricordi del direttore di Rete8 Carmine Perantuono che intervistò El Pibe de oro durante quelle punizione all’Angelini. Scene di vita, emozioni, riflessioni e una domanda senza risposta oggetti: Maradona è meglio di Pelè?
Un mito che non smette di affascinare: sono passati più di due anni dalla sua morte, il 25 novembre del 2020 all’età di 60 anni, ma il ricordo resta indelebile. Si parla di effetto Maradona sulle persone: un legame viscerale incredibile. Una prova è il film di Paolo Sorrentino, “È stata la mano di Dio”, ambientato tra il mare di Napoli e i monti di Roccaraso, la località in cui morirono davvero i genitori di Sorrentino a causa di una fuga di gas che si sprigionò nella loro casa delle vacanze. Quella sera il regista non era a Roccaraso: il giorno dopo non voleva perdersi la partita del Napoli.
Sul campo, Pacchiarotti – portiere che detiene un record che nemmeno Buffon è riuscito a battere: ha esordito in serie A all’età di 16 anni e 192 giorni, Perugia-Pescara 1-0 – subì da Maradona un gol in rovesciata: una rovesciata speciale, praticamente da terra. Era il 2 settembre 1984, Pescara-Napoli di Coppa Italia: «Fu il primo gol di Maradona in Italia su azione. A fine partita mi diede la sua maglia, peccato che due anni dopo la regalai a un amico: me ne sono pentito».
Maradona non aveva il phisique du role del danzatore: era traccagnotto però con un pallone tra i piedi si trasformava in un danzatore. Carbonetti l’ha trasformato anche in un fumetto: El Pibe de oro è il protagonista della graphic novel “Il re scugnizzo”, disegnata da Carbonetti con i testi del giornalista Paolo Baron. Nelle tavole si rincorrono Maradona bambino cresciuto in un quartiere povero – «Uno che rischiava di essere preso a calci dalla vita» –, Maradona il divo del calcio, Maradona che cede ai tuffi nella droga. E poi c’è il calore-colore di Napoli: il fumetto racconta anche di una scena che si potrebbe ripetere a breve, la festa scudetto del Napoli: «Sembrava un film di Terry Gilliam ma con attori scelti da Fellini».
Quando dalla curva sud dell’Adriatico vide Maradona, il direttore di Rete8 ebbe «una visione celeste e non per la maglietta»: da quel momento, Perantuono è diventato un estimatore di Maradona. Come calciatore e come simbolo di un periodo storico: «Il filmato di Maradona che fa quel riscaldamento eccezionale prima della finale di Coppa Uefa contro il Bayern con la musica di “Life is life” è straordinario. È qualcosa che va oltre il calcio: Maradona era un simbolo, come i Rolling Stones».
La puntata si chiude con la vena comica di Giuliana Vangone, orgogliosa dei suoi occhi di ghiaccio: «Perché sono celesti come la maglia di Maradona».