Marc Chagall il pellegrino delle avanguardie

21 Marzo 2015

Al Chiostro di Bramante a Roma sono esposte 140 opere del grande pittore bielorusso

ROMA. Un ebreo errante, un fuggiasco, un pellegrino delle avanguardie: Marc Chagall, probabilmente, fu tutto questo. Sorvolò il secolo breve a mezz’aria, con la stessa leggiadria delle figure che dipinse, spesso sospese sopra i palazzi della sua infanzia, sopra le tragedie del ‘900, tra l’onirico e il reale.

«La particolarità effettiva di Chagall come artista, però, è che è rimasto sempre se stesso. Ha girovagato nei vari campi dell’arte, ma è stato sempre fedele alla sua essenza», ci ammonisce Ronit Sorek curatrice della splendida mostra in scena al Chiostro del Bramante, a Roma, fino al 26 luglio, intitolata “Love and Life”, amore e vita.

Un allestimento multimediale, interattivo, dove gli schizzi prendono vita e, nella nebbia, si trasformano in opera compiuta. Al centro i 140 lavori del pittore bielorusso naturalizzato francese, custoditi all’Israel Museum di Gerusalemme, partner dell’organizzazione insieme ad Arthemisia Group, a testimonianza delle sua fede ebraica.

Tra le opere esposte, una delle più significative è Sopra Vitebsk, del 1914, che segna il ritorno del pittore nel sua città d’origine, allora era parte dell’Unione Sovietica. «È la solo la mia città, la mia, che ho riscoperto – scriverà Chagall nella sua autobiografia -. Ci torno con emozione. In quel periodo ho dipinto la serie di Vitebsk del 1914. Dipingevo tutto quello che vedevo stando alla finestra». E probabilmente il pittore vide davvero quell’ebreo errante, sospeso in aria al centro del quadro, che con barba e bastone si libra leggero nel cielo della cittadina. È la prefigurazione di una vita errabonda che, però, non lo porterà mai a perdere il contatto con le sue radici e le sua essenza più intima.

Quanto mai oniriche sono le serie letterarie esposte al Chiostro del Bramante: le illustrazioni della Torah, in primis, Le anime morte di Gogol e le Favole di La Fontaine. Tutte commissionate dall’editore francese Ambroise Vollard. «Lui si è visto sempre come un’artista ispirato da Dio, per questo fece con piacere le illustrazioni della Bibbia», spiega ancora Ronit Sorek.

Quanto a Gogol, Chagall aderisce all’ironia del letterato con la sua visionarietà: uomini dalle fattezze animalesche si sfidano a carte, portando alla ribalta il tema della servitù per debiti. L’onirismo tocca le sue vette nell’illustrazione delle Favole di La Fontaine: dove le teste d’animale diventano teste d’uomo e leoni su due zampe, dalle fattezze inquietantemente umane, rapiscono donne inermi.

Sarebbe riduttivo, però, parlare di Chagall come un pittore dell’onirico totalmente slegato dalla sua realtà che è quella di un secolo con due guerre mondiali al centro e una rivoluzione sanguinosa a cui prese parte, come quella russa. La Crocefissione del 1944 sta lì a dimostrarlo: gli ebrei sono sul calvario, in mezzo a un paesaggio angosciante, e un uomo su un tetto osserva, dall’alto, impotente. Eppure Chagall sfidò l’orrore con la forza dell’amore e riprese a dipingere i suoi sposi, i suoi amanti, fluttuanti nell’aria, anche dopo la morte dell’amata Belle, che vive di nuovo tra i pannelli della mostra, insieme al sentimento fortissimo che legò i due.

Orario di apertura della mostra: tutti i giorni dalle 10 alle 20; sabato e domenica dalle 10 alle 21; la biglietteria chiude un’ora prima.

Infoline e prenotazioni: 06. 916508451.

biglietteria online: www.ticket.it/chagall

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