MARCINELLE, UNA TRAGEDIA ATTUALE
Recandosi in quei luoghi, si può toccare con mano la fatica e le condizioni disumane del lavoro nella miniera, parlando con gli ultimi minatori ancora in vita si avverte la loro voce flebile ed i...
Recandosi in quei luoghi, si può toccare con mano la fatica e le condizioni disumane del lavoro nella miniera, parlando con gli ultimi minatori ancora in vita si avverte la loro voce flebile ed i colpi di tosse dovuti alla silicosi.
Si visitano le baracche di lamiera nelle quali i nostri concittadini erano alloggiati. In una sala sono esposti i cartelloni che invitavano gli italiani ad emigrare in Belgio per lavorare nelle miniere di carbone, promettendo loro un futuro migliore. Ci sono le foto delle 262 vittime, di queste 136 erano italiani, 60 abruzzesi e 7 molisani. Molti cognomi sono noti in Abruzzo e Molise, a me ha colpito leggere il nome e il cognome di un mio caro amico, suo zio è morto a Marcinelle, il papà è scampato alla tragedia per caso e ha voluto chiamare suo figlio con lo stesso nome del fratello deceduto in quella maniera orribile e ingiusta.
La tragedia di Marcinelle rappresenta uno dei più gravi incidenti sul lavoro in Europa dal dopoguerra. Custodire la memoria dei minatori che hanno perso la vita a Marcinelle è un obbligo di tutti noi, affinché il loro sacrificio non sia vano, ma sproni la società ad un impegno maggiore per prevenire gli incidenti sul lavoro ed evitare il massacro dei lavoratori che ogni anno perdono ancora la vita.
Marcinelle è anche il simbolo di una nazione che avanzava economicamente a discapito di chi veniva sfruttato, è la consapevolezza che il benessere del Belgio si reggeva sulle migliaia di lavoratori stranieri, tra questi tantissimi italiani, che avevano contribuito a realizzarlo, considerato che i cittadini belgi non volevano più svolgere lavori così pesanti. Dobbiamo constatare come ancora oggi le morti sul lavoro sono generate prevalentemente dalle stesse cause di allora: scarsa manutenzione degli impianti, mancata prevenzione, scarsità dei controlli, sanzioni inefficaci.
L’Italia, nazione che ha vissuto sulla sua pelle l’essenza e la sofferenza dei suoi emigranti, oggi assiste nel suo territorio allo sfruttamento di tanti immigrati, persone invisibili che vivono nelle baraccopoli alle periferie delle città, costretti a lavorare in condizioni massacranti, spesso illegalmente e senza il rispetto delle minime norme di tutela della sicurezza sul lavoro. La storia di Satnam Singh, il bracciante di origine indiana che ha perso un braccio mentre lavorava e il padrone lo ha abbandonato per strada causandone la morte, è solo una delle tante storie di caporalato nel nostro paese. Marcinelle ci racconta un pezzo di storia della nostra regione, ci fa riflettere sulla constatazione amara di Alessandro Manzoni quando dice “La storia insegna che la storia non insegna nulla”, ci sprona a fare di più contro le morti e gli incidenti sul lavoro.
La Cgil Abruzzo Molise sarà presente alla commemorazione in Belgio con Mirco D’Ignazio, coordinatore regionale del Patronato Inca Cgil, Pancrazio Cordone, segretario generale della Cgil di Teramo, Sabrina Del Pozzo, segretaria della Cgil Molise, Vincenzo Quaranta, segretario generale della Filcams di Teramo, e Secondo Di Pietro della segreteria della Fiom di Teramo.
Una due giorni di approfondimento e ricordo che, oltre alle delegazioni sindacali che arriveranno da tutta Europa, vedrà tra gli altri la partecipazione di Lara Ghiglione, della segreteria della Cgil nazionale, e sarà arricchita dal contributo di Esther Lynch, segretaria generale della Ces, la Confederazione Europea dei Sindacati.
Il programma prevede che le iniziative si concludano nella miniera del Bois du Cazier per ricordare le vittime e chiedere che nessuno più muoia di lavoro e subisca le condizioni di vita a cui erano costretti i minatori in Belgio poco meno di 70 anni fa. In un parallelo tra quello che è accaduto e quello che continua ad accadere, in particolare nelle campagne del sud Italia, verranno ricordate le storie di chi allora provava a sopravvivere alle terribili condizioni di lavoro nelle miniere ed alle baracche in cui era costretto a vivere, e quello che si può e deve fare oggi, a partire dall’Unione Europea, per garantire a tutti e tutti, condizioni di vita e di lavoro dignitose.
* (segretario generale Cgil Abruzzo-Molise)

