Marco Bellocchio, il rapimento Moro senza giustizialismo

Dopo l’uscita in sala, l’opera del grande regista oggi in tv Al film l’European Film Award per la narrazione innovativa
ROMA. Un mosaico di punti di vista per raccontare, attraverso le voci dei protagonisti, i cinquantacinque giorni del sequestro Moro e lo scontro politico tra i fautori della liberazione dello statista ad ogni costo e la linea della fermezza: è l'impresa in cui si è cimentato Marco Bellocchio in Esterno Notte, il suo debutto nella serialità. «Non credo che questa nuova Italia uscita dal voto cambi le cose per il mio Esterno notte, credo insomma che non inciderà molto sulla sua accoglienza. Molti dicono che questo governo durerà poco, altri che durerà molto, ma una cosa è certa: finalmente il partito democratico sarà all'opposizione», afferma il regista del film, che andrà in onda in tre episodi su Rai1 stasera,, domani e il 17 novembre, dopo l’apprezzamento al festival di Cannes e l’uscita in sala in due parti. Nella serie c'è il rapimento e assassinio di Aldo Moro che aveva già raccontato venti anni prima in Buongiorno notte. Il regista di I pugni in tasca racconta come mai ha deciso di tornare ancora su questa tragedia. «Non c'era certo la voglia di voler fare i conti con qualcosa o qualcuno per dire: voi siete i colpevoli! Insomma nulla di tribunalizio», dice Bellocchio. «Il sentimento e il motivo casomai sono altrove. Semplicemente questa è una tragedia che ci fa ancora palpitare». Il regista ha scelto di infondere poco senso di sofferenza nella figura di Aldo Moro, molto presente invece nelle sue lettere. «Posso solo dire», spiega ancora Bellocchio, «che la struttura di questa serie era che Moro si presentasse come un leader politico nella prima puntata e che poi ricomparisse solo nell'ultima. Certo c'è stata una libertà di invenzione che a uno storico potrebbe non piacere, ma in Fabrizio Gifuni, che interpreta Aldo Moro, c'è a un certo punto tanta sofferenza e rabbia, anche nel suo essere cristiano. Lui parla di odio ed è proprio in quel momento che si concentra tutto quello che si legge nel suo epistolario».
Scritta da Bellocchio con Stefano Bises, Ludovica Rampoldi e Davide Serino, la serie fa da contraltare a Buongiorno notte, concentrato solo sulla prigionia dello statista, raccontando invece quello che appunto avveniva all'esterno della sua prigione, ovvero nella sua famiglia, tra i capi della Dc, i brigatisti e in Vaticano. Tra i personaggi di Esterno notte, che sarà premiato agli Efa, gli Oscar europei, a Reykjavik, con il premio per le narrazioni innovative, ci sono Francesco Cossiga (Fausto Russo Alesi), allora ministro dell'interno; la moglie di Moro (Margherita Buy), Adriana Faranda (Daniela Marra), Papa Paolo VI (Toni Servillo).
«Sono ovviamente contento per il riconoscimento prestigioso, e ringrazio. Ho avuto in passato molte candidature agli Efa, per la prima volta viene premiata un'opera (film o serie ha poca importanza) che curiosamente è la mia opera prima televisiva»,
Parlando della tragedia Moro, il protagonista della serie Fabrizio Gifuni ricorda: «Facevo la prima media, mi ricordo più che altro il clima di quegli anni, le piazze messe a ferro e fuoco con le manifestazioni. Mi ricordo che si iniziava a sparare e il clima di allarme che c'era nell'aria, ma a parte la notte del terrore oggi quegli anni li vedo come fertilissimi sul fronte dei diritti umani che facevano grandi passi avanti».
Margherita Buy nella serie veste i panni della moglie di Moro, Eleonora Chiavarelli: «È stato come fare un viaggio in una macchina del tempo», racconta l'attrice. «Eleonora era una donna che sentiva il marito lontano, almeno fino allo strappo, al rapimento. Comunque per me è stato un grande orgoglio interpretare questa donna forse troppo poco raccontata».