Marconi: finalmente porto nel mio Abruzzo “Queen at the Opera”

7 Marzo 2024

Il tenore teramano a Pescara con lo show rock-sinfonico  «Uno spettacolo trascinante, un tributo a Freddie Mercury» 

PESCARA. Colleziona pienoni “Queen at the Opera”, lo show rock-sinfonico sul repertorio della storica band britannica e del carismatico leader Freddie Mercury. Lo spettacolo, prodotto da DuncanEventi e ideato da Simone Scorcelletti, arriva sabato 9 marzo al Massimo di Pescara (ore 21). Trenta musicisti per un tributo che fonde magia degli archi ed energia elettrica. Direttore Piero Gallo, autore degli arrangiamenti orchestrali, e le belle voci di Luca Marconi, Valentina Ferrari, Alessandro Marchi, Luana Fraccalvieri e Giada Sabellico, soprano che esegue le canzoni interpretate dalla divina Montserrat Caballé con Mercury. Il talentoso tenore teramano Marconi è nello show dalla prima versione del 2015, che girò fino alla pandemia e ripreso nel 2022 e questo è il terzo anno di fila in scena in Italia, con una tournée fino a maggio per andare poi all’estero. «Siamo ritornati in diverse città dove “Queen at the Opera” era stato, Milano, Torino, Roma, e ora finalmente arriviamo nel mio amato Abruzzo».
Marconi, lo spettacolo conquista le platee. Qual è la formula di questo successo?
La musica dei Queen è un mondo a parte, la bellezza dello spettacolo sta nella bellezza di un repertorio immortale che spazia tra blues, jazz, ballate, sinfonica, rock. In ogni teatro l’entusiasmo è alto. La struttura dello spettacolo propone una partenza con un impatto deciso, ma l’intera scaletta consente un viaggio emotivo, fino al gran finale con una sequenza di brani che creano una vera comunione col pubblico, che a quel punto si alza e partecipa cantando con noi. Nello show ci sono quattro voci principali e una cantante lirica, con lei faccio il duetto The fallen priest, brano da Barcelona, album solista di Mercury.
Come confrontarsi col repertorio Queen?
Le canzoni non sono state stravolte, le interpretazioni vocali sono personali ma nel rispetto delle melodie originali, intoccabili. Nessuno di noi ha la velleità di imitare nella voce o movenze Freddie Mercury. È uno spettacolo tributo, con 4 voci e timbriche e anime diverse che interpretano un repertorio a cui siamo legati, con un approccio personale, senza imitare ma esprimendo l’emozione e il messaggio che quei brani hanno lasciato. Canto nel modo in cui quel pezzo mi ha toccato e segnato.
Quali i brani che più ama cantare?
The show must go on, per la drammaticità e l’atmosfera che suscita, Love of my life, brano stupendo, Don’t stop me now, dinamico, impegnativo e divertente, dall’impatto travolgente che coinvolge il pubblico, creando interazione tra palco e platea. Ma l’intero spettacolo trascina, perché fatto di brani che il pubblico conosce bene. Inoltre ci siamo permessi di inserire pezzi dei Queen più trascurati. Abbiamo problemi di sovrabbondanza di canzoni, una più bella dell’altra. Sono due ore e mezzo di spettacolo, ci si spende molto a livello fisico e vocale.
Oltre al pubblico maturo, cresciuto con le canzoni dei Queen, avete pure un pubblico giovane?
La generazione cresciuta coi Queen porta figli e nipoti ad ascoltare la loro musica, che viaggia nel tempo attraverso le emozioni. La bellezza sta proprio nel passaggio tra generazioni della passione per i Queen.
Quali altri spettacoli sono stati importanti nella sua carriera?
Notre Dame de Paris, esperienza bellissima, e Mimì è una civetta, con la produzione di Riccardo Muti e sua moglie Cristina Mazzavillani, un divertissement, rivisitazione moderna di Bohème in cui ero Rodolfo, altra esperienza bella e formativa. E opere popolari come San Michele, l’Angelo dell’Apocalisse e Otello, in cui ero Cassio.
Come si tiene in esercizio?
Ogni giorno, ginnastica vocale, esercizi, vocalizzi. La voce va coltivata con l’allenamento costante, non è uno strumento immutabile, ma soggetto a cambiamenti e usura più di tutti gli altri strumenti. E mi sono rimesso a studiare, sono al terzo anno di canto pop al conservatorio Refice di Frosinone. A 39 anni continuo ad approfondire quelle zone della musica, armonia, arrangiamento, lettura, in cui mi sono sempre mosso istintivamente.