Martedì la cerimonia a Bologna con il figlio di Ettore Troilo

25 Aprile 2015

BOLOGNA. C'era un bel sole a Bologna, quel 21 aprile 1945. Le vie, le piazze, si riempirono di gente felice, festante: la guerra era finita, i nazifascisti erano in fuga. La Brigata Majella, le...

BOLOGNA. C'era un bel sole a Bologna, quel 21 aprile 1945. Le vie, le piazze, si riempirono di gente felice, festante: la guerra era finita, i nazifascisti erano in fuga. La Brigata Majella, le truppe polacche, alleate e i partigiani avevano liberato la città. La lunga notte della dittatura fascista era finita. Iniziava, sulle rovine della guerra, la democrazia.

La piazza che allora traboccava di gioia si è riempita di nuovo, martedì scorso, in ricordo di quei giorni per festeggiare il settantesimo anniversario della liberazione di Bologna dal nazifascismo. Sono intervenuti i protagonisti della Liberazione della prima città del Nord Italia. c'erano il comandante partigiano e presidente dell'Anpi, Renato Romagnoli; il presidente dell'Associazione ex militari dei Gruppi di combattimento dell'esercito italiano di Liberazione, Franco Finzi; il vice presidente dell'Unione della comunità ebraiche italiane, Roberto Jarach; e per la Brigata Majella, il presidente della Fondazione, Nicola Mattoscio, e il figlio del comandante Ettore, l'avvocato Nicola Troilo.

La I e IV compagnia della Brigata Majella affiancate del reparto mitraglieri della compagnia pesante, dopo avere superato le ultime resistenze tedesche ad Indice e a Villa Marescotti furono le prime truppe assieme ai polacchi ad entrare in città all'alba del 21 aprile 1945. Li accolse una piazza che rigurgitava di gente impazzita di gioia. Si cantava, si ballava, si abbracciavano i liberatori. Sono passati tanti anni, tanti protagonisti sono scomparsi, ma il ricordo di quei giorni non si cancellerà mai.

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