Martin Eden, dalla California a Napoli

3 Settembre 2019

Presentato in concorso il film di Pietro Marcello tratto da Jack London con Luca Marinelli nel ruolo del protagonista

VENEZIA. “Martin Eden” di Pietro Marcello è un film visionario, dalle molte facce, animato di autobiografismo e dall'anima fortemente politica. Un'opera comunque a stridere, ispirata come è molto liberamente al romanzo omonimo di Jack London da una parte e, dall'altra, del tutto filologica. E per il film presentato ieri in concorso per l'Italia in questa 76esima edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica anche tanti registri stilistici, dal romanzo storico al melo, intramezzati da straordinarie immagini di repertorio e citazioni, il tutto libero da coordinate temporali.
Intanto, quasi a conferma che Martin Eden è un personaggio meta-storico e meta-geografico lo ritroviamo a Napoli (interpretato da Luca Marinelli) alla inizi del secolo scorso con tanto di accento partenopeo e pochi congiuntivi fare la sua vita di marinaio o comunque di uno che si arrangia bene in qualsiasi lavoro. La sua personale lotta di classe, che approda a un singolare socialismo darwinista, e dunque individualista, nasce da tutta una serie di incontri. Dopo aver salvato da un pestaggio Arturo Orsini (Giustiniano Alpi), rampollo della borghesia industriale, Martin Eden entra per la prima volta in una casa della ricca borghesia e lo fa inevitabilmente come un elefante in uno negozio di bicchieri. Non solo, volano di un suo riscatto sociale, come capita spesso, Elena Orsini (Jessica Cressy), la bella sorella di Arturo della quale si innamora al primo sguardo. La ragazza è anche troppo colta, raffinata e soprattutto ricca per il marinaio. Diventa subito la sua ossessione amorosa e anche il traguardo dello status sociale cui Martin aspira a elevarsi. Anche da qui l'azzardata decisione di diventare uno scrittore. Un obiettivo apparentemente fuori dalla portata del marinaio, ma sostenuta in qualche modo dalla stessa Elena che nel frattempo ricambia il suo amore. Una vita bohemienne, quella di Martin, dopo questa sua decisione. Una vita fatta di disagi, di rifiuti da parte degli editori, di libri comprati ai maceri, senza alcun criterio, pur di farsi una cultura proprio come capita ad ogni autodidatta, uno dei temi di questo film secondo lo stesso Pietro Marcello.
Mentore dell'ancora naive Martin Eden, romanzo autobiografico dello scrittore americano e in cui si riconosce molto probabilmente anche lo stesso regista, sarà il vecchio intellettuale Russ Brissenden (interpretato da un grandissimo Carlo Cecchi) che lo avvicinerà ai circoli socialisti che gli faranno prendere la giusta distanza dal mondo borghese in cui vive la sua Elena. Da qui la deriva del film in una chiave politica. Perché il socialismo di London, come fu in realtà, era ammantato di quell'individualismo che ne era il suo esatto opposto. Infatti se scrisse articoli in favore delle lotte operaie e degli oppressi, arrivando a giustificare atti di terrorismo, ma la sua versione del socialismo, oltre che radicalmente individualistica, vedeva nella lotta di classe una legge di natura, la lotta per la vita dove a prevalere è sempre il più forte.
Il darwinismo sociale, divulgato negli Usa dal filosofo Herbert Spencer, sanciva nel predominio del più forte, più che nella difesa del debole, la regola a cui tutto si piega. Insomma si combatte da soli, non sì è mai davvero eroi per gli altri perché ognuno alla fine pensa solo per se. Da qui il finale con voce off che dice: «Lo scrittore Martin Eden non esiste. È un frutto delle vostre menti, quello che avete davanti è un malandrino, un marinaio...io non sono un mito, è inutile che ci provate, a me non mi fregate...a me non mi fregherete mai!».
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